Piazza Cinque Giornate Milano: a due passi da Porta Vittoria

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Piazza Cinque Giornate
Piazza Cinque Giornate

Ufficialmente si chiama Piazza Cinque Giornate, ma la maggioranza dei locali la identifica col nome di Porta Vittoria. Curioso? Fino ad un certo punto. Questa è un’abitudine che si estende anche a diverse altre porte di Milano. Solo per citare un paio di esempi, e rendere così meglio l’idea, citiamo Piazza Medaglia d’Oro, solitamente indicata con Porta Romana o Piazza Guglielmo Oberdan, abitualmente Porta Venezia. 

In realtà – è bene sottolinearlo, onde evitare fraintendimenti – non si tratta di veri sinonimi. Piuttosto di un rimando a una porta attraverso la quale era possibile un tempo compiere l’ingresso in città. E, restando in tema di mura, va sottolineata la fortificazione di quelle di Milano. E malgrado oggi il pensiero corra subito alla Spagna (qui ci sono le più recenti ed estese), sono esistite altre porte e pusterle di cui fortunatamente rimangono alcune tracce. 

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Piazza Cinque Giornate: l’evoluzione di Porta Vittoria 

Prima di chiamarsi Porta Vittoria il nome della porta d’accesso a Milano era Porta Tosa. Tale denominazione, sulla cui etimologia non c’è tuttora una versione ufficiale, identifica la porta che, non di primaria importanza, disponeva di un arco di mediocre fattura che, verso la metà del XIX secolo acquisì, tuttavia, importanza per la sua posizione rispetto alle città e ai paesi verso est. Da Porta Tosa, costruita nel 1846, i treni – transitando per la vecchia stazione di Lambrate, tuttora visibile nelle vicinanze della chiesa di San Faustino – raggiungevano dapprima Treviglio e Venezia poi.  

Riguardo a Piazza Cinque Giornate l’elemento più caratteristico è l’omonimo monumento, opera dello scultore e pittore Giuseppe Grandi. Nato a Ganna, in provincia di Varese, nel 1843, morì nel 1894 e non riuscì così ad assistere all’inaugurazione, avvenuta solamente il 18 marzo del 1895, dopo ben quattordici anni di costante impegno. 

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Il commento al monumento dell’autore Giuseppe Grandi

Al bozzetto, presentato nel 1880, l’artista diede la seguente descrizione: 

“Nel bozzetto l’artista intese a figurare plasticamente il dramma glorioso della rivoluzione milanese. Dal primo segnale della riscossa, rappresentato dalla figura che s’arrampica a percuotere la campana, la lotta si svolge nei suoi due aspetti dell’entusiasmo battagliero e dell’ansia affannosa, figurati dalla donna che grida mostrando i fasci d’armi, e dall’altra che piange accosciata. Sorge dalla lotta la Vittoria, e la Fama, raccogliendo dalla sua bocca i trionfi, li sparge al mondo. Il dramma mette capo ad una specie di apoteosi del riscatto nazionale. personificato nell’aquila rappresentante il gran pensiero, e nel leone fieramente piantato a difesa di quelle barricate, che furono il campo principale della lotta. 

L’artista con questi brevi cenni non intende che indicare e riassumere le idee che lo guidarono nell’immaginare il suo bozzetto. Le parole sono insufficienti ad esprimere coll’efficacia e l’evidenza necessaria, ciò che è fatto essenzialmente per l’occhio. I concetti poi che, per l’indole stessa e i limiti d’un bozzetto, non furono che accennati, potranno, ove all’autore sia concessa l’esecuzione dell’opera, essere svolti ed espressi con tutta l’eloquenza che esige la rappresentazione di questa grande e gloriosissima epopea”.

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Intitolata la grande piazza

 A Grandi è intitolata la grande piazza, proseguendo per circa un km verso Linate, in direzione est, sul corso XXII marzo. L’architetto Emil Noël Winderling e lo scultore Werther Sever (entrambi italiani, a dispetto dell’apparenza), gli hanno inoltre dedicato una fontana-scultura. Inaugurata il 30 novembre 1936, siamo dinanzi ad un statua in bronzo di un uomo gigante dalle sembianze primitive che cerca ispirazione dalla natura, simboleggiata da una cascata d’acqua scrosciante. 

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Le Cinque Giornate di Milano: l’evento che dà il nome alla piazza

Senza discostarsi troppo dalle Cinque Giornate di Milano, l’evento storico a cui fa riferimento iniziò il 18 marzo del 1848 e terminò il 22 marzo. La manifestazione fu decisiva per porre fine alla dominazione straniera: spagnoli, austriaci, francesi e ancora austriaci. La situazione era estremamente delicata e fu sufficiente un “piccolo” ulteriore sopruso austriaco a scatenare l’insurrezione popolare. Il moto rabbioso costrinse il maresciallo Radetzky a ritirarsi nel celebre “quadrilatero”, ovvero la zona fortificata compresa fra le quattro città di Mantova, Legnago, Peschiera del Garda e Verona. 

 

5 Giornate a Milano
5 Giornate a Milano

Come noto, combattute due guerre d’indipendenza, l’esito fu la costituzione del Regno d’Italia il 17 marzo del 1861. Cinque anni più avanti scoppiò la terza guerra d’indipendenza e vennero annessi al regno pure la provincia di Mantova, il Friuli e il Veneto. Il monumento edificato dal Grandi, alto 22 metri, è un obelisco su uno zoccolo di granito di Svezia, avvolto da figure allegoriche in bronzo: cinque donne simboleggiano le cinque giornate, un’aquila e un leone che si ridesta. Sotto il basamento, nella cripta, giacciono le ossa dei caduti, i cui nomi sono incisi sullo stesso obelisco.