Porta Ticinese Milano, il quartiere della gentrificazione

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Porta Ticinese
Porta Ticinese

Se nella cultura italiano romano-centrica il Pigneto è ormai diventato un luogo dell’anima, a Milano il quartiere di Porta Ticinese incarna lo stesso concetto. Quale concetto? Quello della gentrificazione (o gentrification perché “dirlo in inglese fa più figo”). Chi mastica un minimo i termini diffusi nella sociologia lo sa già, ma per gli altri lo spieghiamo. 

La gentrificazione indica lo sviluppo socioculturale di un’area urbana da proletaria a borghese; dopo l’acquisto di immobili da parte di soggetti abbienti, e la loro conseguente rivalutazione sul mercato. In sintesi, è definibile come iter di imborghesimento di aree un tempo a favore dei lavoratori. Che, inesorabilmente, vengono spazzati via non potendo più sostenere gli elevati standard qualitativi del luogo di residenza. 

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Porta Ticinese: esempio di gentrificazione

È il caso di Porta Ticinese, quartiere che assume il nome dalla strada che conduceva a Pavia e al fiume Ticino. Storicamente zona popolare e di case di ringhiera, si è con il tempo rivalutata, benché ancora rimanga un’anima storicamente legata a una forte identità di sinistra. 

Luca Sofri rammenta che ancora nei primi anni 90, raggiunta Milano per il processo al padre, storico leader di Lotta Continua, “Ci prestarono un appartamento in Corso di Porta Ticinese. Metà dei nostri amici milanesi abitavano nel raggio di quattro portoni”. È il quartiere del Cox18, occupato dal 1976, e del bar Rattazzo, aperto addirittura nel 1961 e sede informale vera e propria del Sessantotto milanese. 

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corso di Porta Ticinese
corso di Porta Ticinese

 

Lo sviluppo 

Un tempo il quartiere Porta Ticinese era ad elevata densità fino ai primi decenni del Novecento, per poi essere ripensata nel corso degli anni Trenta, con:

Il patrimonio architettonico, tra cui l’anfiteatro di epoca romana, il circo, e le basiliche di Sant’Eustorgio e San Lorenzo, rivela un tessuto urbano stratificato. La città antica e quella contemporanea convivono in essa. Fino all’antica porta comunale si estendeva il Ticinese, oltre la quale sorgeva il Borgo di Cittadella. 

Fu solo all’inizio del XIX secolo che, in onore della vittoria di Napoleone a Marengo, nell’attuale Piazza XXIV Maggio venne eretta una nuova porta. Il luogo, animato da un flusso continuo di persone e di merce, fu a lungo un vivace punto d’incontro della città. I numerosi canali e l’antico porto cittadino della Darsena in prossimità lo rendevano un eccezionale canale di comunicazione. 

A cavallo tra la prima e la seconda metà dell’Ottocento, il naviglio Pavese e il naviglio Grande divennero le nuove direttrici dello sviluppo urbano del quartiere. Importanti stabilimenti produttivi furono ubicati qui; nel 1865 venne inaugurata la stazione di porta Genova per il collegamento con Vigevano e sorsero edifici riservati alla classe operaia.

Le due Guerre Mondiali segnarono gravemente la storia del quartiere Ticinese, tra le maggiormente colpite durante il secondo conflitto bellico. Nel 1919 fu fondato in piazza S. Sepolcro il Movimento dei Fasci di combattimento; tuttora è possibile vedere il progetto per la Casa del Fascio di Piero Portaluppi, oggi commissariato di polizia. All’interno è sito il Volo di Vittorie, fregio ambientale di Lucio Fontana. L’occasione di ricostruire interi isolati inserendosi nel tessuto storico cittadino e la necessità di fronteggiare l’emergenza furono i temi di confronto. Ne derivarono opere straordinarie, tra cui:

  • il Convento della Beata Vergine Addolorata di Luigi Caccia Dominioni, ubicato in via Calatafimi 10
  • l’edificio per abitazioni di Luigi Figini e Gino Pollini in via Circo 1 
  • l’edificio per abitazioni in Piazza San Giorgio di Gian Luigi Banfi, Lodovico Barbiano di Belgiojoso, Enrico Peressutti, Ernesto, Nathan Rogers

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Ticinese: scorribande alcoliche

Una strada molto battuta del quartiere Ticinese nelle notti alcoliche è via Gian Giacomo Moro, dove, a poca distanza, si trovano sia il Berlin che il Cuore. Il primo deve parecchio della sua fama agli innumerevoli festeggiamenti che ha ricevuto da parte dei rapper milanesi. 

Vera e propria “base” della Dogo Gang nel periodo in cui gli esponenti passavano le notti in giro a bere per la città; ancora oggi è il punto di riferimento per i grandi volti della scena rap. Proprio in fondo a quella via c’è l’Isola del Gelato, dove negli anni Novanta, ebbe luogo il celebre scontro tra la crew degli Odei e il povero Caneda. Consumata sanguinosamente la guerra, iniziò una disgregazione della leggenda locale della Dogo Gang.