Corso Vittorio Emanuele II Milano: la via più importante di Milano

0
316
Corso Vittorio Emanuele II Milano
Corso Vittorio Emanuele II Milano

“Ponte di connessione” tra Piazza del Duomo e Piazza San Babila, anche Corso Vittorio Emanuele II è un pezzo importante della storia milanese. In passato conosciuto come Corsia dei Servi, è parte di un’ampia zona pedonale, comprensiva pure di Via Dante e Piazza Mercanti. Si tratta di una delle strade più battute e trafficate dagli amanti della moda, che amano fare shopping presso le più rinomate catene di negozi. In questo piccolo fazzoletto di terra è possibile trovare tutte le maggiori marche internazionali. Una particolarità che lo rende tra i principali punti di acquisto in città, forse solo dietro a Via Montenapoleone

Scopri tutti i luoghi di Milano

Le origini di Corso Vittorio Emanuele II sono molto antiche. Già nei tempi dell’impero romano costituiva l’arteria che portava verso nord-est. In seguito, tra il Settecento e l’Ottocento, prese il nome di Corsia dei Servi. Era il primo tratto che a Milano congiungeva Piazza Duomo e Porta Orientale. Venne così battezzata per via del convento dei servi di Maria, che officiavano l’omonima chiesa. Alessandro Manzoni, nella sua magna opera I Promessi Sposi, sulla base dei fatti da cui ha tratto ispirazione, pone in Corsia dei Servi il forno delle Grucce (in dialetto meneghino: el Prestin de Scansc), assaltato dal popolo in rivolta.

Corso Vittorio Emanuele II: il primo tratto riservato al flusso pedonale

Corso Vittorio Emanuele II fu regolarizzato ed esteso negli anni Venti e Trenta del XIX secolo. In sostituzione delle vecchie case di origine medievale videro la luce palazzi più prestigiosi in stile neoclassico. Attorno al 1830 sorse, appunto, l’edificio più monumentale, ovvero la Chiesa di San Carlo. Una volta eseguiti i lavori, la strada acquisì il nome di Corso Francesco, in onore dell’imperatore e re Lombardo-Veneto. Dunque, con l’Unità d’Italia, assunse l’attuale denominazione, rimasta anche sotto la Repubblica. I complessi, in larga maggioranza bombardati, subirono un processo di ricostruzione. E spesso furono modificati integralmente, ricavando una doppia fila di portici. 

In tempi più recenti Corso Vittorio Emanuele II fu il primo tratto stradale di Milano riservato appositamente al flusso pedonale: correvano gli anni Ottanta. Nel mentre, perse una delle sue peculiarità: i numerosi cinematografi dove proiettavano prime visioni. Al loro posto aprirono le rinomate firme di abbigliamento. Sotto i portici del versante settentrionale, circa a metà corso, è possibile ammirare l’Uomo di Pietra, una scultura di epoca imperiale realizzata in marmo. Su di essa vi era l’usanza, nei secoli scorsi, di affiggere invettive e composizioni satiriche nei confronti dei personaggi in vista, analogamente al più rinomato Pasquino a Roma. 

La Corsia dei Servi

Presso la Chiesa di San Carlo nacque “la Corsia dei Servi”, il centro culturale ruotava attorno a figure dotate di notevole carisma quali Camillo De Piaz e David Maria Turoldo. Si rivelarono dei punti di riferimento per il popolo cattolico che partecipò alla Resistenza. Lo stesso impegno contraddistinse la fase postbellica. Con l’appoggio alle iniziative di don Zeno Saltini, il fondatore di Nomadelfia, diedero apporto sette frati distaccati dal convento di San Carlo. 

Eppure, la Chiesa intervenne pesantemente, costringendo i frati al rientro. Sotto la guida di padre Camillo De Piaz l’attività continuò brevemente, salvo poi proseguire in forma privata. Trasferita di sede, l’organizzazione venne rinominata “Nuova Corsia dei Servi”. Ad ogni modo, il vecchio nome è stato ripreso per indicare le iniziative culturali di stampo cattolico svolte presso il convento dei Servi. 

Corso Vittorio Emanuele II: la compagnia del muretto

Oltre alle boutique di moda, alla maestosità dei palazzi e alla battaglie ecclesiastiche un tempo combattute, Corso Vittorio Emanuele II testimonia un’altra realtà, più recente, figlia dei giorni nostri o quasi. Tra la metà degli anni Ottanta e la fine dei Novanta, quest’area divenne celebre come luogo di ritrovo della comunità hip hop cittadina. La cosiddetta “compagnia del muretto”, appellativo affibbiato per l’abitudine dei componenti di sedersi sui muri che circondano i resti delle terme Erculee nel piazzale. Qui si affacciarono alla scena underground futuri grandi rapper italiani. Dai Club Dogo agli Articolo 31, da Marracash a crew tipo i Bandits. Un polo aggregativo, dove si davano appuntamento persone accomunate dagli stessi interessi. 

Ancora oggi, in corrispondenza dei pavimenti siti sotto i portici del largo, rimandano a quel periodo le borchie di rame, installate nei primi anni Duemila per impedire l’esecuzione di passi di break-dance. In un’intervista a La Repubblica, Gué Pequeno, ex membro dei Club Dogo, ricorda così quell’epoca: “Arrivavamo lì dopo l’ uscita da scuola e rimanevamo fino a sera. Si poteva ascoltare qualche rima da un rapper più grande di noi, ma anche giocare a pallone. Qualcuno di noi cominciava a muovere i primi passi di break dance”. A unirli la passione, che Gué e tanti altri hanno trasformato in lavoro. Corso Vittorio Emanuele II ha pure questo da raccontare.