Corso Europa Milano: il fiore all’ochiello di Milano centro

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Corso Europa Milano
Corso Europa Milano

Nei piani iniziali avrebbe dovuto possedere un’altra conformazione. Circostanze esterne – eventi in grado di segnare l’intera Milano – hanno però avuto un impatto su Corso Europa. Questa strada, che congiunge il Verziere a Piazza San Babila, è il prodotto di vari accadimenti, prevalentemente bellici. Nella fattispecie, i danni provocati dalla Seconda Guerra Mondiale sono costati la brusca interruzione dei lavori precedentemente avviati con il Piano Albertini del 1934. 

Corso Europa Milano: la nuova city terziaria 

Nei primi Novecento, una profonda riorganizzazione riguardò il cuore cittadino. Almeno sulla carta. Perché il periodo a cavallo tra le due Guerre Mondiali fu segnato da forte instabilità, da qui la necessità di correggere e spesso frenare i programmi. Per quasi quattro decenni rimasero quiescenti, trovando nuovi sbocchi operativi solamente in seguito al Piano di Ristrutturazione del 1948. In parte sollecitati dalla fatiscenza delle preesistenze – spesso assunte come pretesto per sostenere le attività di smantellamento – o dalle distruzioni belliche. 

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In misura maggiore, erano legate all’attuazione di un ambizioso progetto di riordino viario e collegamento tra la Milano est e quella ovest. Con il passare del tempo, le manovre divennero sempre meno funzionali alla riorganizzazione del traffico, e sempre più strumentali alla valorizzazione fondiaria della zona centrale. Gli sventramenti sostituivano il tessuto di più antica formazione, costituito da modeste abitazioni associate a piccole attività artigianali e commerciali. Al suo posto, un’edilizia ad altissima densità dava corpo alla nuova city terziaria. Si privilegiarono le residenze di lusso, le emergenti strutture per l’intrattenimento (teatri e sale cinematografiche), gli uffici, i servizi su larga scala.

Il Piano Albertini per corso Europa Milano

La trasformazione fu una scelta consolidata ed esplicita delle amministrazioni comunali, che il Piano Albertini tramutò in un disegno preciso. In cui finivano per accavallarsi opere già previste nel Piano del 1912, tra le quali “la Racchetta”, e inedite ipotesi. Nonostante le numerose versioni e rielaborazioni, la ristrutturazione del percorso fra Piazza San Babila, Corso Vittorio Emanuele, i quartieri del Verziere e del Bottenuto, fu pienamente realizzata esclusivamente nel secondo dopoguerra; mentre l’arteria “Racchetta” avrebbe connesso la rinnovata Piazza San Babila con Missori, fino a Piazzale Cadorna, per ricongiungersi con un grande rettifilo alla Stazione Centrale

I lavori rimarranno incompiuti a causa di disaccordi per interessi privati. Rispetto ad attività analoghe, l’interruzione del progetto non maturò da un ripensamento ispirato a una nuova sensibilità verso i valori storici. Pesò in modo decisamente maggiore la sostenibilità tecnico-economica. Fin dalle prime soluzioni proposte dal Piano Albertini, risultò evidente l’eccessiva ambizione. Per scopi di igiene e viabilità, l’architetto pretendeva di estendere le parti di città storica; lo stop fu provvidenziale. 

Stando ai piani iniziali l’attuale Corso Europa, ricavato dallo smembramento del quartiere del Pasquirolo, avrebbe costituito il primo segmento dell’arteria. Per l’area si pensò ad un piano particolareggiato che prevedeva di aprire i portici lungo il lato occidentale; mentre sul fronte opposto veniva conservato il neoclassico Palazzo Litta Cusini Modignani, inserito tuttavia fra gli edifici moderni. 

Palazzo Litta Cusini Modignani: il fiore all’occhiello di Corso Europa

Rispetto ad altre zone, Corso Europa conterà meno edifici di rilevante valore storico, ma di certo emana fascino il Palazzo Litta Cusini Modignano. Un antico palazzo nobiliare le cui origini risalgono agli anni Ottanta del Quattrocento, quando Alberto Litta acquistò due fabbricati in contrada Passarella, unendoli in uno solo. Nel Seicento il suo discendente Camillo Litta stabilì di eseguire profondi rimaneggiamenti. Il secolo seguente, dopo l’integrazione di ulteriori tre edifici, Alessandro Litta commissionò varie mansioni, compresa la costruzione della facciata, in uno stile barocco molto sobrio il quale rimandava già alla corrente neoclassica. Fu idea invece di Eugenio Litta la realizzazione del maestoso scalone a tenaglia, ispirato a quello ben più imponente nell’altra residenza di famiglia, il Palazzo Litta in Corso Magenta

Nell’Ottocento la proprietà si ampliò fino alla parallela via Durini; successivamente il palazzo andò ai Cusini e quindi ai Modignani. Dal 1946 è proprietà di Centrobanca; oggi non si affaccia più sulla stretta via Passerella, ma sull’ampio Corso Europa, che ne ha preso il posto, attorniato da strutture moderne adibite a uffici. 

L’immobile presenta una facciata barocca sobria, dalle linee marcatamente orizzontali, in mezzo al quale è sito un portale strombato ad arco ribassato. Al centro, il cortile di stampo cinquecentesco è perimetrato da portici con colonne tuscaniche. Gli ambienti, fra cui una cappella e una galleria, conservano stucchi e affreschi di Giuseppe Crivelli, Giocondo Albertolli e Andrea Appiani.