Giardino della Villa di Belgiojoso Bonaparte Milano

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Giardino della Villa di Belgiojoso Bonaparte Milano
Giardino della Villa di Belgiojoso Bonaparte Milano

Un angolo paradisiaco per i bambini. Si presenta così il Giardino della Villa di Belgiojoso Bonaparte, riservato ai piccoli visitatori fino a 12 anni di età; e agli adulti, solo nel ruolo di accompagnatori. Tale tradizione, risalente alla data di acquisizione in proprietà, deriva dall’obbligo sottoscritto durante la cessione al Comune. Un accordo formalizzato mediante Delibera di Giunta n. 1856/2000, che ne regola destinazione e modalità d’uso. 

Giardino della Villa di Belgiojoso Bonaparte: opera del conte Ercole Silva

Chiamato anche Giardino della Villa Reale, questo è un parco storico di Milano, sito in via Palestro 16, dinanzi ai giardini pubblici Indro Montanelli. Se Villa Belgiojoso è opera di uno dei migliori architetti di allora, Leopold Pollack, l’estesa area verde venne progettata nel 1790 dal conte Ercole Silva, in collaborazione con Luigi Villoresi. Nomi altisonanti, soprattutto nel caso di Ercole Silva, uno dei migliori architetti di giardini dell’Italia settecentesca. Il nobile faceva parte del circolo di intellettuali e letterati organizzato da Gerolamo Trivulzio, frequentato pure da Francesco Hayez e Alessandro Manzoni. 

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Oltre alla villa, il Ludovico Barbiano di Belgiojoso diede delle precise istruzioni sul giardino, che creava una sorta di spaccatura rispetto allo stile prevalente dell’epoca, il primo romantico in città. Da reggia nobiliare, all’inizio del XIX secolo finì prima in mani napoleoniche e poi in quelle asburgiche, divenendo fra l’altro la dimora del maresciallo Radetzky. In seguito ad ulteriori passaggi di consegne, nel 1919 il giardino confluì nel patrimonio dell’amministrazione comunale, che nel 1921 lo aprì ufficialmente al pubblico. 

Il paesaggio naturalistico

Il Giardino della Villa di Belgiojoso Bonaparte copre un’area di 24mila metri quadri (villa compresa). Lo caratterizzano un tempietto, delle grotte e dei ponticelli. In aggiunta, conformemente ai tratti caratteristici dello stile paesaggistico, ha un impianto compositivo asimmetrico che rimarca l’affermazione della linea curva su quella retta. Da un gruppo di rocce sgorga una piccola cascata, dando forma a una specie di torrente che attraversa l’intero giardino per confluire nel laghetto.

Riguardo alla flora è possibile imbattersi in differenti tipologie di alberi, con un bagolaro dal fusto policormico (tronco suddiviso) sito all’interno del giardino. Tra le altre specie arboree, i rari falso loto o albero di Sant’Andrea, l’albero del caffè, e, ancora, gruppi di magnolie, tasso, ciliegio da fiore, noce nero, tasso, ontano nero, agrifoglio, cipresso calvo, carpino bianco e cedro dell’Himalaya. Si segnalano poi la selezione di diverse specie di forsizia, ortensia, pittosforo, rododendro, viburno. 

La maggior parte delle piante del Giardino della Villa di Belgiojoso Bonaparte ha antiche origini, ma non risale all’Ottocento, come talvolta si accredita. Un chiaro errore, poiché, anche per questioni di sicurezza, periodi di incuria e malattie hanno condotto all’abbattimento degli esemplari più vecchi. La riapertura del parco al pubblico avvenne tra il 1935 e il 1938. 

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La Galleria d’arte moderna e il Padiglione d’Arte Contemporanea

Per quanto riguarda la villa, essa fu ceduta nel 1919 al Comune di Milano; due anni più tardi si convertì in sede del Museo dell’Ottocento, chiamato Galleria d’arte moderna. Sottoposta ad un lungo intervento di restauro, intensificato dal 2002 al 2006, la galleria è oggi lussuosa cornice di mostre ed eventi. Nelle vicinanze è, inoltre, presente il Padiglione d’Arte Contemporanea (PAC), realizzato da Ignazio Gardella nel 1955 e ricostruito dal figlio Jacopo dopo essere stato soggetto all’attentato terroristico del 27 luglio 1993. 

Aperto al pubblico, il padiglione permette di vivere e condividere la cultura contemporanea attraverso l’arte. Le mostre organizzate, monografiche e collettive, indagano la scena nazionale e internazionale. La programmazione è definita dal suo comitato scientifico e in parte da guest curators di fama mondiale. 

Collocati nel punto in cui il PAC si compenetra nel giardino, spiccano due gruppi scultorei: I sette savi di Fausto Melotti (replica dell’originale da egli stesso realizzato nel 1936) e Il Santo, il giovane, il saggio di Adolfo Wildt. Oggi, per motivi di conservazione, Il santo, il giovane, il saggio – imponente fontana completata da Wildt nel 1912 in marmo di candoglia, battezzata anche I Beventi – è collocata all’interno di un tempietto. 

La rappresentazione raffigura i tre personaggi, scolpiti in maniera virtuosistica, mentre si abbeverano alla fonte da cui un tempo l’acqua sgorgava. Il santo, incoronato, osserva dall’alto il giovane, dal corpo atletico, mentre si disseta sotto lo zampillo, infine il saggio, dal corpo segnato, beve dalle mani volgendo lo sguardo lontano.