Palazzo Clerici Milano: la dimora della ricca famiglia Clerici

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esterni del Palazzo Clerici a Milano
esterni del Palazzo Clerici a Milano

Palazzo Clerici, affacciato sull’omonima via (detta nel Seicento “Contrada del prestino dei Bossi”), è chiamato così essendo stato la dimora della ricca ed influente famiglia patrizia milanese dei Clerici. Nell’arco di poche generazioni il casato, originario di Como, aveva saputo compiere la scalata sociale dall’esercizio dell’attività feneratizia e della mercatura alla nobiltà: un’ascesa scandita dal titolo di marchese conferito a Pietro Antonio; dalla brillante carriera nella burocrazia togata di Giorgio II, giunto alla presidenza del Senato nel 1717; e culminata con l’inclusione nel patriziato cittadino di Antonio Giorgio nel 1739. Antonio Giorgio, suddito fedelissimo di Maria Teresa d’Austria, fu impegnato nel campo militare e diplomatico con sfoggio di dispendiosa ostentazione al servizio della dinastia asburgica. 

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La struttura architettonica del Palazzo Clerici

Tornando a Palazzo Clerici, il corpo principale, caratterizzato da una rientranza per consentire un agevole accesso alle carrozze, si sviluppa su tre piani fuori terra. Ad ovest si articola attorno ad una grande corte quadrata con un portico a tre fornici sorretto da colonne binate al centro e un portico a cinque fornici esteso su due piani fuori terra, lungo l’intera lunghezza del fabbricato posteriore ovest, oltre il quale una seconda corte si apre a giardino. All’interno, uno scalone d’onore con la balaustra piena di statue conduce al piano nobile, ricco, tra decorazioni e stucchi, di sale affrescate. Qui è conservata pure la grande galleria con la Quadriglia del Sole del Tiepolo. 

Al piano superiore il celebre pittore veneto è incaricato di correre la volta della galleria; estremamente dilatato in lunghezza, probabilmente per condizionamenti dettati da strutture architettoniche preesistenti. Sullo sfondo immenso del cielo striato da nubi rosate bianche, sono dislocati, intorno al Carro del Sole preceduto da Mercurio, diversi gruppi raffiguranti entità mitologiche, tra cui quello incantevole di Saturno e Venere. 

 

Il Tiepolo al Palazzo Clerici di Milano

Ai bordi si susseguono le allegorie delle Arti (entro cui il Tiepolo ha lasciato il suo autoritratto), delle altre divinità fluviali e marine, delle quattro parti del mondo allora conosciute. Gli stucchi dorati fortemente a rilievo delle cornici e le boiseries sempre dorate sulle pareti si fondono, connettendo lo spazio immaginario della volta con quello architettonico reale. Nelle scelte formali e nei contenuti iconografici, il Tiepolo anticipa in questo capolavoro di fantastico illusionismo l’impresa della Sala Imperiale e dello Scalone del Vescovado di Wurzburg, in Germania, una delle massime espressioni del rococò europeo. 

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la sala del Tiepolo a Palazzo Clerici di MIlano
la sala del Tiepolo a Palazzo Clerici di MIlano

La celebre volta del salone realizzata nel 1740 da Giambattista Tiepolo ha parecchi riferimenti più e meno espliciti. Ad esempio, la giustapposizione di Apollo e Mercurio, protettori delle Arti e delle Scienza, celebra il mecenatismo di Antonio Giorgio (e più generalmente della dinastia Clerici), mentre il sole dell’Austria che si solleva ad illuminare il mondo è un richiamo dell’ascesa al trono di Maria Teresa. 

Negli inventari del Settecento la galleria è menzionata come “galleria grande” o “galleria degli intagli”, dati i notevoli rilievi dorati e intagliati di Giuseppe Cavanna, ritraente episodi della Gerusalemme liberata. Forse più tardo nell’inserimento, la galleria degli  arazzi seicenteschi fiamminghi con Storie di Mosè rimandano già alla corrente neoclassica nelle incorniciature. Con la propria bottega Giuseppe Cavanna mise mano pure nella decorazione a stucco e intaglio del Boudoir di Maria Teresa, attestante il gusto per le cineserie tipico del Settecento, e della Stanza del Maresciallo, il cui tema a livello di iconografie è dato dalle Fatiche di Ercole e altre Storie mitologiche. 

 

Affreschi a Palazzo Clerici

Alla committenza, tra la fine degli anni Trenta e negli anni Quaranta del XVIII secolo, di Antonio Giorgio bisogna ricondurre gli affreschi di Giovan Angelo Borroni e Mattia Bortoloni. Tracce di presenza di quest’ultimo è possibile scorgerne ancora oggi in diversi dettagli: suoi gli affreschi sulle volte di due ambienti del Palazzo Clerici, sua la medaglia sulla volta dello scalone d’onore, parzialmente suo l’affresco sulla volta della Galleria dei Quadri, che anticamente ospitava la prestigiosa collezione di dipinti, andata dispersa. 

Questa nuova distribuzione e destinazione delle sale era motivata dalla necessità di adeguare gli ambienti del Palazzo Clerici alle esigenze di un sovrano e relativa corte rispetto a quelle diverse di un aristocratico come il Clerici. Dopo il trasferimento, nel 1778, della corte a Palazzo Reale, don Francesco Clerici fu obbligato ad affittare il Palazzo, quindi scisso in vari appartamenti, con l’inevitabile effetto di un’alterazione dell’assetto distributivo. Nel 1813 Palazzo Clerici passò sotto la gestione del governo napoleonico del Regno d’Italia, divenne nel 1862 sede della Corte d’Appello e infine fu venduto all’Ispi (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale). 

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affreschi presenti all'interno del Palazzo Clerici
affreschi presenti all’interno del Palazzo Clerici

 

Visitare Palazzo Clerici

Su base periodica, fino a un gruppo massimo di 6 persone, può visitare gratuitamente Palazzo Clerici. Inoltre, Ispi è disponibile ad organizzare pure visite con scuole, associazioni ed enti terzi su prenotazione. Ci si può arrivare prendendo la metro, linea M1 (rossa) fermata Cordusio oppure all’intersezione tra la M1 e M3 (gialla) fermata Duomo. Oppure, è disponibile in alternativa il tram: per calcolare l’itinerario visitare il sito ATM www.atm.it.