Palazzo degli Affari ai Giureconsulti di Milano

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Palazzo degli Affari ai Giureconsulti di Milano
Palazzo degli Affari ai Giureconsulti di Milano

Il Palazzo degli Affari ai Giureconsulti, o più semplicemente Palazzo dei Giureconsulti, è il prodotto di un lungo ed elaborato processo storico e architettonico, che affonda le sue radici nel XIII secolo. Sebbene la concezione compositiva sia di chiara matrice Cinquecentesca, rielaborata a più riprese nei secoli a venire, la struttura non nasce ex novo ma da una serie di edificati riadattati che, mentre veniva fondato il nuovo Broletto, componevano l’antico palazzo della Credenza di Sant’Ambrogio, più noto come palazzo di Napo Torriani, centro del potere guelfo dei torriani. 

Nel corso del XVI secolo, interventi di carattere stilistico e urbanistico formarono Palazzo dei Giureconsulti con il suo elaborato apparato decorativo. Il primo elemento che stando al compito commissionato da papa Pio IV avrebbe dovuto uniformare architettonicamente ogni edificio prospiciente su piazza dei Mercanti. 

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La posa della prima pietra

Come testimonia la lapide raffigurante la posa della prima pietra dell’intervento pensato da Vincenzo Seregni, i lavori iniziarono il 7 aprile 1562 e andarono avanti a lungo, tanto che l’ala destra venne ultimata da Carlo Buzzi un secolo più avanti. L’estensione della campata sulla zona est giunse a inglobare il portone della vecchia Pescheria nel 1656. 

Al centro la torre accoglie una nicchia con la statua di Sant’Ambrogio, realizzata da Luigi Scorzini su modello di Pompeo Marchesi, installata nel 1833 per colmare il vuoto lasciato prima dall’effige di Filippo II e quindi di Giulio Bruto, la cui sorte viene descritta nel capitolo XII dei Promessi Sposi. Incorniciato da un fregio a motivi fitomorfi e un festone con ghirlande di frutta e fiori, la scultura è affiancata da due bassorilievi ritraenti Orfeo con la viola da braccio e la scrofa semilanuta e Orfeo con la Cetra. 

Ai lati della torre, colonne binate scandiscono le due ali dell’edificio che sorreggono gli archi del porticato, nei cui timpani sono scolpiti, entro cornici rettangolari, busti in basso rilievo, che danno visibilità agli uomini togati con il capo coronato d’alloro, a cura degli scalpellini della Fabbrica del Duomo. Nelle vele dell’arco campeggiano figure femminili simboleggianti le allegorie delle Arti del Quadrivio e le Arti meccaniche, del Trivio, delle Virtù. Su via Mengoni invece risaltano i busti di papa Pio IV e Vincenzo Seregni e i bassorilievi de “la Meccanica” e “la Chimica”. 

Le colonne del porticato

Al piano superiore, separato da un fregio a motivi fitomorfi da quello inferiore, le paraste con capitello ionico riprendono la suddivisione delle colonne del portico e separano le finestre, incorniciate da canefore. Paraste a testa di leone, mascheroni, figure grottesche completano la facciata riccamente decorata, mentre gli stemmi della città di Milano e della famiglia Medici, di cui papa Pio IV era membro, sono collocati nel porticato.

In continuità, l’ultima campata oltre il passaggio di Santa Margherita comprende le nicchie con statue, le semicolonne binate e la porta a timpano triangolare con lo stemma della città. Per duecento anni il Palazzo fu la sede dei Giureconsulti, della Camera dei Notai, della Provvisione e delle loro relative cappelle, ornate da cicli decorativi realizzati dai massimi pittori lombardi dell’epoca, molti dei quali già operativi sul Duomo di Milano. 

 

La lenta decadenza

All’indomani dell’abbandono del Broletto da parte delle antiche magistrature, il Palazzo dei Giureconsulti entrò in una fase di lenta decadenza,  in conseguenza dell’avvento della Repubblica Cisalpina che adibì la prevalenza degli spazi a magazzino ed eliminò pure la chiesa dei Giureconsulti. Persino la tiara papale nello stemma del Palazzo subì modifiche nel 1798 con rilievi in stucco, in berretto frigio. Nel corso dell’Ottocento gli spazi subirono diversi accorgimenti. 

La facciata sulla via dei Mercanti mutò poiché, in direzione Piazza Duomo, una porzione dell’ala destra fu ricostruita da Enrico Bisi e Giovan Battista Borsani,  il quale si occupò pure dell’ala sinistra per consentire l’allargamento del passaggio di Santa Margherita, parte di un progetto di più ampio respiro e meramente urbanistico. Sede, dal 1809 al 1901, della prima Borsa di Milano, nel 1911 la Camera di Commercio acquistò l’intero edificio e tra il 1912 e il 1914 affidò degli interventi di ridisegno degli interni che resero gli ambienti come li conosciamo. 

Se da una lato il Palazzo dei Giuriconsulti riacquistò all’esterno il suo aspetto originario, all’interno furono rimosse le strutture a volta a copertura della sala della Gabella del Sale e della sala delle Colonne. Sparirono inoltre i restanti lacerti decorativi e materiale  dell’antica Cappella di Provvisione, la cui aula, mediante la demolizione del soffitto, venne trasformata in un ambiente a doppia altezza, attuale scalone d’onore. 

L’affresco di Giovan Battista Sassi

Sul soffitto del vano dello scalone d’onore venne sistemato nel 1937 un affresco di Giovan Battista Sassi, trasferito su tela. I bombardamenti del 1945 causarono ingenti danni, rendendo necessari provvedimenti per la messa in sicurezza dell’edificio, completati solo nel 1989. Il restauro intrapreso su committenza della Camera di Commercio ha riguardato il complesso nella sua globalità, coinvolgendo pure, per la prima volta, l’aspetto strutturale, archeologico e distributivo, fino ad arrivare a quello delle superfici. 

Oggi utilizzato anche per l’organizzazione degli eventi, per saperne di più sul Palazzo dei Giuriconsulti basta visitare il sito ufficiale www.palazzogiureconsulti.it