Villa Simonetta Milano: un’opera per volere Bascapé

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Villa Simonetta Milano

Villa Simonetta è un palazzo sito in via Stilicone 36 a Milano, eretta verso la fine del Quattrocento e più volte ampliata e ristrutturata. Oggi proprietà comunale, è sede della Civica Scuola di Musica Claudio Abbado.

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Come appena detto, il nucleo principale della costruzione risale agli ultimi anni del XV secolo, un’opera continuata nel XVI per volere di Gualtiero Bascapé, cancelliere di Ludovico il Moro, che aveva comprato il terreno (allora fondo agricolo in aperta campagna) dall’Ospedale Maggiore. 

loggia di Villa Simonetta Milano
loggia di Villa Simonetta Milano

 

 

L’uomo di fiducia del duca visse nel complesso, allora denominato la Gualtiera, solo due anni, prima di morire. In seguito la proprietà passò di mano. Nel 1544 l’immobile fu ceduto a Gian Paolo Cicogna, e in seguito ne entrò in possesso il governatore di Milano, Ferrante I Gonzaga. 

 

Villa Simonetta affidata all’architetto Domenico Giunti

 

Tre anni più tardi Gonzaga prese una decisione su chi si sarebbe dovuto occupare dell’edificio: l’architetto pratese Domenico Giunti, incaricato a trasformarla in una sfarzosa residenza di rappresentanza. Fu di Giunti l’idea di introdurre il portico in facciata le ali laterali (e dunque l’attuale pianta a U). Nel 1555, quando il re spagnolo richiamò Gonzaga, la villa passò alla famiglia Simonetta. 

Iniziò proprio qui il periodo di massimo splendore nella Milano barocca. Seguirono altri passaggi di proprietà, che fra il Seicento e l’Ottocento, portarono il palazzo nelle mani di diversi esponenti dell’alta società, fra cui i Castelbarco, i Clerici e gli Osculati.

 

vista panoramica di Villa Simonetta a Milano
vista panoramica di Villa Simonetta a Milano

 

L’aspetto nel Settecento è testimoniato dal trattato Ville di delizia o sieno palag camparecci nello stato di Milano del 1726: “In distanza di quasi due miglia dalla città di Milano verso tramontana vedesi la celebre villa detta la Simonetta, per essere posseduta dalla nobilissima Casa Simonetta.

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Questa è di struttura antica mentre fu fabbricata verso la metà del XVI secolo, e di quei tempi portava il vanto d’essere delle più famose d’Italia. Al presente ancora è riguardevol palazzo, e molto rinomato per tutta l’Europa, a cagione del suo prodigioso eco, il quale rispondendo replica la stessa voce sino a trenta e più volte.

L’effetto però non siegue se no da un sito determinato, cioè da una finestra del terzo piano situata nel mezzo del fianco di ponente verso la parte interiore del cortile”. 

 

La compagnia della teppa

 

Nel testo pubblicato da Marc’Antonio dal Re sono presenti delle incisioni che ritraggono l’aspetto di Villa Simonetta di allora, ma giudicate oggi non totalmente attendibili. Per esempio, mostrano ulteriori loggiati la cui reale esistenza è stata messa in serio dubbio dalle opere di restauro compiute negli anni Sessanta.

Durante il primo Ottocento la dimora ottenne l’appellativo di “villa dei balabiott” (ovvero la “villa di quelli che ballano nudi”), poiché appartenne alla “compagnia della teppa”, un gruppo di giovani nobili dediti a goliardia e libertinaggio. 

Una “teppa” così descritta da Francesco Angiolini nel suo Vocabolario Milanese-Italiano del 1987: “Una compagnia di giovinastri, prepotenti e crudeli che fanno il male per amore del male e per smania di sbevazzare”.

Quasi tutti di ottima famiglia si davano ritrovo nelle gallerie sotto il Castello Sforzesco – umide e piene di muschio, detto in lombardo “tèpa” (da qui il termine teppa). 

 

Uno scherzo di troppo

 

Le bravate di questi soggetti, tuttavia, degeneravano sempre in episodi violenti tanto da essere descritti come dei “teppisti” dallo scrittore Giuseppe Rovani nel suo celebre romanzo Cento anni. Proprio a Villa Simonetta i ragazzi organizzavano feste che finivano regolarmente in orge. Ma una serata pose fino ai loro scherzi.

Quelli della “teppa” avevano invitato diverse fanciulle di buona famiglia, in cerca di buon partito. Peccato che al posto dei ricchi scapoli promessi i “balabiott” avevano fatto venire deformi, nani e gobbi dalle zone più malfamate, convincendoli che le ragazze fossero “abile professioniste”. Finì a sediate e coltellate.

Tanto che sessanta componenti della compagnia finirono agli arresti: i raccomandati spediti in esilio, gli altri costretti ad arruolarsi nell’esercito asburgico. 

 

Villa Simonetta: distrutta e restaurata dal Comune

Nel 1836 Villa Simonetta diventò un ospedale riservato ai malati di colera e negli anni successivi subì varie trasformazioni, perdendo parte del valore estetico alla fine del secolo con la costruzione della ferrovia in prossimità del giardino. Le modifiche alla destinazione d’uso che ne susseguirono testimoniano come non fu più considerato “luogo di delizia”. 

villa Simonetta distrutta dai bombardamenti della guerra
villa Simonetta distrutta dai bombardamenti della guerra

 

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Difatti, venne adibita a fabbrica di candele, officina meccanica, osteria, casa operaia, falegnameria e caserma. La villa andò incontro, durante la Seconda Guerra Mondiale, a un pesante bombardamento, in grado di rovinarne la facciata.

Il restauro alla forma iniziale è stato avviato nel ‘59 dal Comune, continuato negli Anni Sessanta. Nello stesso periodo la zona ha ricevuto una bonifica.