Palazzo Trivulzio Milano: uno dei primi esempi di architettura rococò

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Palazzo Trivulzio Milano
Palazzo Trivulzio Milano

Palazzo Trivulzio è un palazzo storico sito in via Sant’Alessandro, nel cuore di Milano. Per raccontare la storia fin dal principio è necessario scavare parecchio indietro nel tempo, precisamente fino al XVI secolo, quando ancora dell’edificio era proprietaria la famiglia Corio-Figliodoni-Visconti.

Passati al decennio successivo, accadde qualcosa di molto importante, qualcosa che segnerà per sempre le vicende della lussuosa dimora. Difatti, il marchese Giorgio Trivulzio ne divenne il proprietario e affidò a Giovanni Ruggeri, tra il 1707 e il 1713, il rimaneggiamento e la ristrutturazione. 

Giovanni Ruggieri è considerato il professionista ideale a realizzare le forti ambizioni circa il complesso. Durante la sua epoca fu un architetto di formazione romana, che prettamente operava in cantieri lombardi, pur non risultando mai iscritto al milanese Collegio degli Ingegneri e Architetti. In passato una particolare nomea accompagnava Palazzo Trivulzio. 

 

Palazzo Trivulzio: tra feste e collezioni d’arte

Innanzitutto, furono rinomate le lussuose feste lì organizzate, occasioni di ritrovo tra i rappresentanti più in vista dell’alta società. E chissà quali storie avrebbero da raccontare le mura se solo avessero il dono della parola… Negli interni, impreziositi da soffitto decorati in uno stile di arredo sfarzoso, camere in livrea elaborata e numerosi candelabri elaborati illuminavano a giorno le stanze.  

Comunque il più puro divertimento è solamente uno dei lati che resero Palazzo Trivulzio tanto popolare. La seconda grande ragione erano le collezioni ospitate. Teodoro Alessandro, il primo figlio di Giorgio Trivulzio, costituì la Biblioteca Trivulziana; disegnati dal Bramantino, degli arazzi stupendi, raffiguranti l’allegoria dei mesi, ornavano le sale.

Inoltre, gli acuti osservatori avevano il piacere di scorgere nella loro visita una serie di cimeli dall’età romana al Rinascimento. Dalla Coppa di Nerone al sigillo segreto di Ludovico Sforza, anche se l’apice, il pezzo migliore della raccolta era un manoscritto redatto da Leonardo Da Vinci, noto come Codice Trivulziano. Tutte le opere d’arte e i cimeli rimasti del palazzo, sono oggi esposti nei Musei del Castello Sforzesco

 

Il Codice Trivulziano

Il Codice Trivulziano è una raccolta di scritti e disegni attribuiti al genio toscano, comprendente 51 carte databili tra il 1478 e il 1493. Il prezioso documento fu lasciato in eredità a Francesco Melzi, e dopo una lunga serie di passaggi di proprietà, intorno al 1750 Gaetano Caccia lo vendette a Carlo Trivulzio. 

Come testimonia un’annotazione inserita nel codice stesso: “1783, 5 gennaro. Questo codicetto di Leonardo da Vinci era del signor don Gaetano Caccia cavaliere novarese ma domiciliato in Milano, morto l’anno 1752 alli 9 di gennaro sotto la parrocchia di S. Damianino la Scala.

Io Carlo Trivulzi l’aquistai dal detto cavaliere intorno l’anno 1750 unitamente a un quinario d’oro di Giulio Majoriano, e a qualche altra cosa che più non mi ricordo, dandoli in cambio un orologio d’argento di ripetizione che io due anni avanti avevo comprato usato per sedici gigliati”. Il manoscritto, quasi interamente frutto di Leonardo da Vinci, riporta ritratti caricaturali o grotteschi, appunti per progetti architettonici, di fortificazioni e di macchine belliche. 

 

interno del Palazzo Trivulzio a Milano
interno del Palazzo Trivulzio a Milano

 

 

Dal 1800 ai giorni nostri

Con l’avvio del XIX secolo il palazzo diede i natali a Cristina Trivulzio, la quale, grazie alla turbolenta relazione con Emilio Barbiano Belgiojoso, e il suo prematuro divorzio a 20 anni, fu al centro delle cronache scandalistiche di allora, suscitando scalpore nella nobiltà benpensante milanese. In seguito prese casa a Parigi, dove frequentò i più importanti salotti letterari, per poi porsi a capo di una truppa di volontari durante i moti risorgimentali del 1848. 

E anche qui è naturale aprire una parentesi più ampia su chi sia stata e quale contributo abbia apportato alla società di allora la temeraria principessa Cristina Trivulzio. Vissuta nel pieno del Risorgimento italiano, fu madre, combattente, artista, donna corteggiatissima (le attribuirono flirt con poeti, storici e musicisti).

Nonostante le numerose persone conosciute nella sua vita, mantenne sempre un forte spirito indipendente. Lo provò ad esempio durante la sua coraggiosa spedizione in Oriente, dove dal nulla organizzò una comunità agricola.

O al ritorno a Locate, alle porte di Milano, dove iniziò a costruire scuole e asili, portando il paese ad un livello sociale ben superiore in confronto alla situazione tipica di quel periodo. Per saperne di più è possibile consultare in rete un sito a lei interamente dedicato, davvero ben curato: www.cristinabelgiojoso.it

 

Palazzo Trivulzio oggi

Tornando a Palazzo Trivulzio, la dimora, subiti vari rimaneggiamenti nel corso degli anni, mostra oggi un aspetto settecentesco ed è uno dei primi esempi di architettura rococò della città. In relazione all’architettura dell’epoca, la facciata color panna che dà sulla piazza è davvero semplice nelle fattezze, in contrasto al portale, decisamente elaborato, con stipiti in granito e sormontato da un balcone ornato con una fitta trama di ferro battuto. Degli arredi è purtroppo rimasto ben poco: lo scalone d’onore, i portali e le fontane.