Palazzo Visconti di Modrone: l’origine, i danni del 43, oggi

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Palazzo Visconti di Modrone in centro a Milano
Palazzo Visconti di Modrone in centro a Milano

 

Palazzo Visconti di Modrone è un palazzo storico di Milano, sito in via Cino del Duca n. 8. La storia comincia in Porta Orientale, nella contrada della Cervietta. La zona era caratterizzata dalla presenza di ben quattro chiese: San Babila, San Damiano, San Romano, Santo Stefano in Borgogna. Tolta la prima, ciascuna perse la funzione religiosa tra la fine del Settecento e la metà dell’Ottocento, e venne demolita negli anni successivi. 

 

L’origine del Palazzo Visconti di Modrone

D’origine Seicentesca, la casa da nobile Figini è la colonna portante della costruzione di Palazzo Visconti di Modrone, una grossa casa civile sviluppata su due livelli, impreziosita da un ampio giardino annesso. Nei primi anni del secolo seguente la proprietà dell’immobile passò al conte Boselli, la cui figlia, Isabella, sposò Giuseppe Bolagnos nel 1708, che ottenne pertanto l’edificio quale bene dotale. 

Nel relativo atto costitutivo, la struttura fu descritta come una casa grande da nobile con almeno due appartamenti al primo piano e uno al pianterreno, più le cucine, la cantina, il giardino e la stalla. Il palazzo in costruzione, esteso verso la contrada della Cervietta, contemplava una corte d’onore e una di servizio, senza dimenticare il giardino verso il terraggio di San Damiano. 

 

La proprietà Bolagnos

Giuseppe Bolagnos migliorò la proprietà del suocero e la ingrandì, rivolgendo le sue mire a quelle confinanti. Nei costumi d’epoca, infatti, il palazzo di città occupava un ruolo di notevole rilievo tra i monumenti familiari. Erano dei tangibili segni di autocelebrazione, testimonianze della tradizione e della continuità nell’élite sociale. 

La proprietà Bolagnos crebbe con all’acquisizione della quasi totalità di Casa Ponti, ad esclusione del portichetto, della stalla, della corte rustica e di un cortiletto di servizio, che rimasero ai Serponti. Dopo tali operazioni la fabbrica comprendeva un tinello, la rimessa e la dispensa. L’espansione proseguì tramite l’inclusione dei lotti contigui alla residenza principale. 

Il trasferimento di Giuseppe Bolagnos a Venezia

Accaparratosi casa Banfi, Giuseppe Bolagnos prese residenza a Venezia e nella città lagunare morì qualche anno più tardi, nel 1732. Da testamento, gli successe il figlio Carlo. Per prima cosa, sul palazzo di famiglia egli portò a compimento i lavori finalizzati all’assorbimento delle abitazioni già in suo possesso ed a conferire maggior pregio al complesso. Alla scomparsa di Carlo, senza eredi né testamento, per espressa disposizione del padre, il palazzo confluì nei beni dell’ospedale Maggiore, che presto lo cedette al miglior offerente, il marchese Giuseppe Viani. 

 

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Anche lui, entrato a far parte della nobiltà cittadina, aveva l’esigenza di dotarsi di un palazzo che gli consentisse di mettersi in risalto e di accogliere degnamente gli altri membri dell’aristocrazia. Di conseguenza, cominciò a mettere a segno una serie di manovre mirate, cercando di entrare in possesso dei lotti confinanti, in modo da aumentare ulteriormente la superficie. Nel 1834, però, la figlia Maria Teresa, che andò a vivere nella residenza del marito, un Dugnani, vendette il bene immobiliare a don Carlo Finelli, il quale accettò l’offerta nel 1840 di Uberto Visconti di Modrone, imprenditore tessile di nobili origini e mecenate della Scala. 

 

Sostenute alcune spese per migliorie e ammodernamenti, il casato fece del ribattezzato Palazzo Visconti di Modrone in una fonte di reddito, ricavando degli appartamenti da dare in locazione. Tra il 1907 e il 1908 Giuseppe intraprese ulteriori lavori edili di notevole importanza, sia per dividere in maniera diversa le varie unità abitative sia per ottemperare ai nuovi standard. Inoltre, affidò a Gersam Turri, pittore legnanese assai celebre grazie alla sua abilità nell’interpretare lo stile barocco, il compito di affrescare il soffitto del salone da ballo. Tra le opere eseguite allora dall’artista, questo è ritenuto il suo capolavoro. 

 

I danni del 1943

I bombardamenti aerei dell’agosto 1943 causarono tuttavia seri danni, soprattutto nell’ala verso la via Ronchetti. Nel 1947 i Visconti di Modrone sottoposero al Comune di Milano un progetto teso a recuperare il valore funzionale del palazzo. Le operazioni sarebbero consistite nella ricostruzione di tavolati, coperture, solai e relative finiture affinché lo stabile tornasse godibile come prima del crollo. 

Della parte affacciata verso il giardino e via Ronchetti in realtà nulla si è conservato, eccetto una balaustrata di pietra. Il 21 ottobre 1957 Edoardo Visconti di Modrone sottoscrisse l’atto di vendita alla immobiliare Lonate Spa. Con questo atto notarile la proprietà del palazzo cessò di essere, dopo oltre due secoli, motivo di vanto e orgoglio per le varie famiglie della nobiltà milanese. 

 

Dove si trova

Il palazzo Visconti di Modrone si colloca in zona San Babila ed è raggiungibile con la linea rossa della metro (M1) scendendo all’omonima stazione. Oggi di proprietà privata, oltre che su richiesta per eventi, è possibile visitarlo in occasioni di aperture straordinarie oppure accordandosi con SoCrea. Per informazioni consultare il sito www.socrea.it.