Quartiere Sant’Ambrogio Milano, una zona di grande interesse

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Sant'Ambrogio
Sant'Ambrogio

Nel cuore di Milano, Sant’Ambrogio è una piazza dal nome importante. Per quei pochi che non lo sapessero, insieme a San Carlo Borromeo, costui è il patrono della città, festeggiato ogni 7 dicembre. Sviluppata tra le vie Sant’Agnese, Santa Valeria, San Vittore, Giosué Carducci, Terraggio e l’Università Cattolica del Sacro Cuore, il quartiere trae origine dall’omonimo basilica. 

 

Basilica Sant’Ambrogio

La basilica Sant’Ambrogio, una delle più antiche chiese di Milano, rappresenta, oltre a un monumento dell’epoca paleocristiana e romanica, pure un punto fondamentale della storia locale. Edificata tra il 379 e il 386, è solitamente considerata seconda per ordine di importanza al solo Duomo di Milano. Nell’epoca in cui la allora città di “Mediolanum” fu capitale dell’impero romano d’Occidente, venne ricostruita quasi totalmente, assumendo il definitivo aspetto verso la fine dell’XI secolo. 

Rispetto alla versione originale, ne conservò accuratamente la pianta. Notevole, a livello artistico, è il portale dell’ingresso principale della basilica. A caratterizzarla una minuziosa decorazione a rilievo: l’altare di Sant’Ambrogio, realizzato su commissione dell’arcivescovo Angilberto II. 

 

Sacrario dei Caduti milanesi

Fra la zona absidale della basilica di Sant’Ambrogio e la sede dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, è degno di nota il Sacrario dei Caduti Milanesi. Il monumento, costruito su progetto dell’architetto Giovanni Muzio, fu inaugurato il 4 novembre 1928, dedicato alle vittime della Grande Guerra. Sul sagrato era collocato Ritorno dopo la vittoria, il gruppo scultoreo in gesso di Libero Andreotti poi non fuso in bronzo. Gravemente danneggiato durante i pesanti bombardamenti del 1943, fu ricostruito una volta sotterrate le armi. Aggiunto nel 1973, il grande Sacrario, sviluppato su tre piani sotterranei su progetto di Mario Baccini, contiene diecimila nomi di caduti scolpiti in bronzo. 

Il complesso è realizzato in marmo bianco di Musso, continuazione di una tradizione espressa nelle colonne del Duomo e di San Lorenzo. Il luogo è lo stesso del cimitero dei martiri della prima epoca cristiana, a cui idealmente si ricollegano i soldati martiri della Grande Guerra. Una imponente statua alta quattro metri e mezzo in bronzo raffigura Sant’Ambrogio che calpesta i sette vizi capitali, opera del 1928 di Adolfo Wildt, sita all’entrata del mausoleo. 

 

La Pusterla di Sant’Ambrogio

Eretta da Gino Chierici nel 1939, la Pusterla di Sant’Ambrogio è una delle porte minori poste sul tracciato medievale delle mura cittadine. Costruita prendendo spunto da quella antica, della quale erano rimaste unicamente le rovine, presenta un ingresso a doppio fornice e due torri. Inoltre, proveniente dal vicino ospedale, sono state riutilizzate pure tre statue di santi (Ambrogio, Gervasio e Protasio) del Trecento di un anonimo maestro. 

Nel 1385 la Pusterla fu teatro di un subdolo piano orchestrato da Gian Galeazzo Visconti ai danni dello zio Bernabò. Il Conte di Virtù (così come veniva solitamente chiamato) ordì una spietata fine per l’avo poiché vedeva minacciate le proprie alleanze francesi. Con la scusa di un pellegrinaggio, lo zio venne rapito da Jacopo Dal Verme e portato al Castello di Trezzo, dove fu ucciso mediante avvelenamento. 

 

La colonna del Diavolo

Nei prezzi della Basilica di Sant’Ambrogio è inoltre ancora oggi presente la colonna del Diavolo. In marmo cipollino con capitello corinzio, apparteneva originariamente al palazzo imperiale romano di Milano, costruito alla fine del III secolo dall’imperatore Massimiano. Il nome affibbiato è legato a una leggenda secondo cui la colonna fu testimone di una lotta tra il Santo e il diavolo. 

Direttore e capo cronista de Il Secolo, il giornalista Carlo Romussi raccontò il mito popolare:

“Le donnicciuole mostrano con terrore due buchi che si vedono nella colonna all’altezza della persona: e li dicono fatti dal diavolo con una cornata che vi diede, per rabbia di non aver potuto vincere la virtù d’Ambrogio. Aggiungono che posandovi l’orecchio si ode un cupo ronzio, che “deve provenire proprio dall’inferno”, quasiché avessero dimestichezza coi rumori dei diavoli. È necessario dire che un simile ronzio si ode da chiunque copra l’orecchio in qualsiasi modo e faccia ad esso padiglione della mano?”.

 

Caserma Garibaldi

Progettata nel 1807 da Gerolamo Rossi e conclusa nel 1843 da Giovanni Voghera, l’attuale Caserma Garibaldi della Polizia di Stato venne inizialmente battezzata Caserma dei Veliti Reali. Il suo complesso ha compreso l’intero convento dei francescani, risalente al Trecento e dedicato, per l’appunto, a San Francesco. 

Al suo interno, la Confraternita finanziò un ancona d’altare nella chiesa di San Francesco Grande; scolpita e dipinta, con al centro la Vergine delle rocce di Leonardo Da Vinci. In seguito, il dipinto, lasciato agli eredi della Confraternita, andò trascurato e venduto. Oggi è esposto alla National Gallery di Londra.