Palazzo Turati Milano: lo stile Neorinascimentale dal Conte Turati

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Palazzo Turati Milano
Palazzo Turati Milano

Palazzo Turati è un palazzo storico sito nel cuore di Milano, in via Meravigli 7, costruito in stile Neorinascimentale tra il 1873 e il 1876 su commissione del conte Francesco Turati, brillante uomo d’affari operanti nel ramo del cotone.

I dettagli del Palazzo Turati

Per il compito interpellò l’ingegnere e architetto Enrico Colombi. Le cornici e i fregi sono in pietra Molera del S. Gottardo, le coperture in marmo Nembro. Una facciata lineare e maestosa, completamente rivestita da un bugnato di pietra a “diamante”, caratterizza gli esterni. L’edificio è citato nel volume Milano tecnica.

 

Inoltre, è presente un disegno presso l’archivio Bertarelli al Castello Sforzesco. Due documenti risalenti al biennio 1926-1927 testimoniano la consistenza plani-volumetrica della fabbrica.

In Palazzo Turati ebbe sede, dal 1924 al 1994, la Famiglia Meneghina, noto circolo privato e associazione culturale impegnata a raccogliere e tramandere le memorie della vecchia città. La sede attuale si trova in via S. Paolo 10.

Sulla facciata principale la ritmica successione di arcate a piano terra e finestre contornate da portali ai piani superiori scandiscono la dimora. Dal lato ovest del colonnato si accede allo scalone monumentale, a doppia rampa, unite da un pianerottolo in marmo bianco di Carrara dagli intarsi in giallo reale e parapetto finemente cesellato. Cornici a stucco segnano l’inizio del primo piano, dove lesene con motivi pittorici a grottesche donano tocco distintivo. 

 

Palazzo Turati come si presenta all'interno
Palazzo Turati come si presenta all’interno

 

 

 

La struttura

Un loggiato rende peculiare il fronte del corpo sud, rivolto verso Gaetano Negri. Originariamente aperto, si presenta oggi chiuso tramite un serramento metallico dai motivi geometrici lineari. Il serramento originario del 1927 era al contrario definito da vetri piombati e colorati, dai motivi più morbidi e in linea con lo stile liberty del primo Novecento. A livello planimetrico il complesso prevede oggi sei piani fuori terra, ma nasce come edificio costituito da: piano terra, ammezzato, primo piano nobile, piano secondo, piano sottotetto. 

L’intervento di sopraelevazione degli ultimi due piani risale agli anni Venti dello scorso secolo, ma è nella metà degli anni Novanta che l’edificio subisce profonde trasformazioni. Attraverso un porticato voltato a crociera, si accedere al cortile di forma rettangolare. Per quanto riguarda il piano terra spiccano i capitelli in marmo rosso di Verona e gli archi sorretti da colonne in granito rosa. Denotato da vari motivi decorativi, il chiostro è tipico del rinascimento lombardo. 

 

Sala della musica

Al primo piano fa parte dell’appartamento padronale fa parte il salone da ballo, ribattezzato “sala della musica”. La decorazione rispetta un programma iconografico ispirato alla nona sinfonia di Beethoven e più esattamente all’Inno alla Gioia. Due portali marmorei sono scolpiti e dorati, mentre i pavimenti in legno abilmente lavorato a intarsio.

Quattro tondi rappresentanti genietti musicanti campeggiano fra gli stucchi dorati della volta, una grande composizione del Bertini, raffigurante la Melodia, si staglia al centro. L’opera è composta da fanciulle alate, che, tenendosi per mano, danzano eteree, sospinte da un gioioso turbine. Il tema della danza domina l’intera stanza. Le Boiseries dorate accentuano lo sfarzo dell’ambiente, insieme alle porte in marmo e bronzo, disegnate da Ludovico Pogliaghi, straordinario ornatista anch’egli allievo del Bertini. Affreschi del Bertini rivestono le pareti, eseguiti in collaborazione coò suo allievo Emilio Cavenaghi. Sono raffigurate nobildonne, dame, musicanti in costumi rinascimentali, gentiluomini; sullo sfondo paesaggi e giardini, entro festoni e fregi dipinti a motivi floreali. 

 

Sala del Prometeo 

Ispirata con acuta sensibilità allo stile del Gianbologna e del Cellini, la statua bronzea del Prometeo, Eroe della mitologia greco, sormonta un imponente e monumentale camino marmoreo, dando il nome all’intera stanza che lo ospita. In passato biblioteca del circolo della Famiglia Meneghino, la sala di Prometeo è interamente eseguita su disegno nel 1890 di Pogliaghi, conforme ad un gusto neorinascimentale di notevole coerenza formale, sottolineata dalle decorazioni plastiche; vi fanno parte le porte bronzee modellate con stemmi di casa Turati e mascheroni; il soffitto cassettonato dipinto in oro e azzurro con rosoni, le tappezzerie e le boiseries. 

interni Palazzo Turati Milano
interni Palazzo Turati Milano

 

Creazione del Pogliaghi è pure il cosiddetto salotto azzurro. Nello sguancio di una porta l’ornatista lasciò la sua impronta, entro le grottesche di una candelabra dipinta. Sopra la grande specchiera dorata è riportata la data: “Perfectum MDCCCLXXXV”; il 1885 è appunto la data esatta dell’esecuzione dei lavori nella stanza, raffinata e preziosa. Le pareti sono tappezzate di velluto azzurro con applicazioni in raso e seta dipinta a grottesche; le delicate boiseries intagliate, dipinte con freghi che rappresentano putti, riquadrano le finestre e le porte. Leggeri rilievi in stucco con un disegno di nastri intrecciati sono la trama del soffitto, interamente dorato; al centro, nella grande medaglia ovale, spicca la Flora di Mosè Bianchi. Qui dei veli azzurri fasciano provocantemente il bel corpo nudo, un espressione tuttavia criticata da parte della critica poiché un po’ “bambolesca”. 

Sia il Palazzo Turati sia l’attiguo Palazzo Emilio Turati sono raggiungibili con la metro rossa scendendo alla fermata rossa (linea M1) di Cordusio o con i tram 16 e 19. Saltuariamente vengono organizzate visite guidate gratuite. Per tutte le informazioni consultare il sito www.palazzogiureconsulti.it.