La Pia casa della Senavra Milano e la leggenda del “vecchio della Senavra”

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Pia Casa della Senavra
Pia Casa della Senavra

La Pia casa della Senavra, situata fuori Porta Tosa (attuale Porta Vittoria), ha una storia molto particolare. Infatti, da residenza di campagna dei Signori nel XVI secolo, è stata sede per il ritiro spirituale dei Gesuiti, nucleo manicomiale, ricovero per derelitti ed infine luogo di culto. Oggi è la parrocchia del Preziosissimo Sangue di Gesù. 

 

Nel 1548 il governatore Don Ferrante Gonzaga – fedele dell’imperatore Carlo V di Spagna – fece costruire, solo dopo due anni dal suo insediamento reale, una maestosa dimora di campagna dove avrebbero trovato rifugio i familiari. Il luogo adibito si trovava nella parte Ovest della città, dove i campi andavano verso il Lambro; il lento defluire delle limpide acque dei fontanili assieme a interminabili filari di pioppi rendevano l’atmosfera affascinante. 

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Pia casa della Senavra: il progetto di Giunti

 

Durante il comando in Sicilia, il Gonzaga aveva alle sue dipendenze Domenico Giunti, un architetto pavese chiamato a realizzare le celebri Mura difensive comunemente chiamate Spagnole. Alcune fonti, compresa una lettera scritta dal Giunti il 26 febbraio 1550, dimostrano che l’architetto abbia quantomeno collaborato alla realizzazione dell’immobile in qualità di consulente. 

 

Oltre a lamentarsi di certe divergenze col fattore, nella corrispondenza epistolare Giunti scrisse alla principessa di Molfetta in Mantova: “non altro che sono stato alla Senavra e le cose di quella vanno benissimo e le bacio le mani umilissimamente…”. Paiono appartenere al suo stile il corpo avanzato verso la strada ed i vari ordini di logge a colonne e balaustre che cingevano le due corti, come anche le loggette esterne. Da una descrizione minuziosamente compilata oltre un secolo dopo emergono questi ed altri dettagli; “la facciata del suddetto edifizio verso il giardino è tutta dipinta con figure molto belle per quanto sia ne’ campi, tra una finestra e l’altra e per il restante a chiaroscuro”. 

 

Il passaggio a Cesare Gonzaga

 

Con la morte del Gonzaga, i beni passarono al primogenito Cesare, il quale aveva sposato Camilla Borromeo, sposa di San Carlo. Traslocando con la propria corte nello stato di Guastalla che il padre aveva acquistato dalla contessa Lodovica Torelli, cedette il palazzo al castigliano Giorgio Manrique di Lara, personaggio di nobilissima stirpe disposto a barattare tre anni dopo la dimora con diversi poderi posti in Senago e Senaghino. 

 

I continui passaggi di proprietà portarono un po’ l’immobile in decadenza, finché don Ferdinando Rovida non lo comprò, restaurò ed abbellì, per poi cederlo. A tale scopo l’ingegnere collegiato Francesco Bianchi stilò una descrizione dei beni, grazie alla quale oggi conosciamo tanto dettagli. Innanzitutto, l’ingresso era  alquanto decoroso, e varcata la porta lungo le pareti veniva un lungo andito a volte e panche a sedere in pietra viva. 

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Manicomio e ricovero comunale

La parte più interessante era rappresentata dalla facciata, “tutta dipinta con figure molto belle per quanto sia nei campi, tra una finestra e l’altra, e per il restante a chiaroscuro”. Fra le rose e i cespugli stavano le colombaie, mentre sullo sfondo era dipinta una grande prospettiva. Eppure, nonostante le migliori intenzioni, le trasformazioni e gli abbellimenti, il marchese Ferdinando Rovida la affittò a persone non appartenenti all’alta società, come un muratore, vari artigiani e commercianti. Alla fine il Rovida cedeva il complesso ai Gesuiti di San Fedele. 

 

Con decreto del 5 settembre 1780 l’imperatrice Maria Teresa d’Austria istituì una nuova istituzione deputata al ricovero dei folli, trasferiti l’anno seguente dall’Ospedale di San Vincenzo alla Pia casa della Senavra, che nel gergo popolare locale divenne l’usuale termine per “manicomio”.

 

Il progressivo incremento della popolazione portò a importanti provvedimenti, culminati nella decisione di riservare ai pazienti la villa Crivella di Mombello, che da succursale, in seguito a vari ampliamenti, fu nominato Ospedale Psichiatrico generale della provincia il 18 settembre 1872. 

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Dal 1883 la Pia casa della Sevrana si trasformò in ricovero comunale, il Pio Ricovero per mendicità e nel dopoguerra rifugio fatiscente per i senzatetto. Il 24 settembre 1959 l’allora Arcivescovo di Milano Giovanni Battista Montini annunciava l’edificazione della Parrocchia del Preziosissimo Sangue. Un progetto giunto che raggiunse il primo traguardo il 4 maggio 1964, data in cui venne posata la prima pietra per i lavori di rifacimento dell’ala destinata a nuovo tempio. L’inaugurazione avvenne nel 1966, anche se servirono ancora tanti anni per completare la ristrutturare e garantire l’efficienza di diversi vani. 

 

Il fantasma di Pia casa della Sevrana

 

Oggi in Pia casa della Senavra non ci sono più malati, tranne uno. Si mormora infatti che in prossimità del palazzo si aggiri lo spettro di un paziente morto nel manicomio, chiamato “vecchio della Senavra”. Dopo la mezzanotte sarebbe possibile imbattersi nel fantasma che ama far paura ai viandanti, riconoscibili dal caratteristico rumore di zoccoli caprini. L’unico modo per liberarsi dell’oscura presenza sarebbe lanciargli una monetina. Meglio se fiorino.