Villa Invernizzi, fenicotteri e la passione privata del Cavalier Invernizzi

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Villa Invernizzi a Milano
Villa Invernizzi a Milano

Come una sorta di matrioska, Milano contiene al proprio interno tante realtà. C’è il lato più moderno e globalizzato, dominato da imponenti complessi dove ogni giorno le grandi società mandano avanti l’economia, e quello invece più storico: palazzi con balconi e facciate finemente decorati in stile Art Nouveau. Qui, dai giardini Indro Montanelli in corso Venezia, tra mosaici, cariatidi e telamoni, i passanti partono verso l’ignoto. 

Uno dei tratti più famosi e assolutamente da visitare per chi non l’avesse ancora fatto è via dei Cappuccini 3, dentro quel Quadrilatero del Silenzio in cui i tipici rumori urbani magicamente svaniscono. Protetta da un’altra cancellata di ferro, è edificata Villa Invernizzi, la spettacolare dimora dell’inventore del formaggino Mio. Gli amanti della natura e i semplici curiosi se ne innamoreranno perdutamente quando scopriranno che nello sterminato prato sorge una piscina costruita per ben due specie di… fenicotteri rosa!

 

Villa Invernizzi: l’invasione dei fenicotteri rosa

 

Ma stiamo parlando della stessa Milano? Anche se spesso chi ne sente inizialmente parlare crede consista nello scherzo di qualche burlone, è tutto vero. Entrambi nati in cattività, i Phoenicopterus roseum e i Phoenicopterus chilensis convivono allegramente nel giardino della Villa Invernizzi, nutrendosi di un allettante pastone di vitamine e crostacei, l’ideale per il mantenimento della salute e dello splendido piumaggio. Il palazzo non è visitabile, tuttavia si può godere lo spettacolo attraverso le inferriate. 

fenicotteri Villa Invernizzi
fenicotteri Villa Invernizzi

 

I fenicotteri possiedono capacità straordinarie: in meno di 24 ore sanno percorrere fino a 700 km! Eleganti, simpatici e, naturalmente, da proteggere, questi animali prediligerebbero generalmente zone costiere, luoghi in cui si stanziano durante le migrazioni o i periodi riproduttivi. Dal Venezuela alla Tanzania, dalla Spagna alla Francia, fino alla nostra Sardegna, diverse aree protette garantiscono le condizioni per evitarne l’estinzione. 

Quantomeno singolare, dunque, vederli nel capoluogo lombardo, che di marittimo non ha praticamente nulla. L’emigrazione va fatta risalire a parecchi anni fa: nel gruppo ci sono, infatti, esemplari “Over 25”, i cui genitori giunsero in Italia dal Cile e dall’Africa intorno al 1980 prima che aderissimo alla convenzione Cites sul commercio internazionale delle specie in via di estinzione. 

 

La passione privata del Cavalier Invernizzi

 

Durante il decennio precedente il Cavalier Invernizzi aveva scelto di realizzare l’oasi. Pertanto acquistò un palazzo adiacente alla villa, poi demolita. Successivamente fece importare i leggiadri uccelli e nel parco nacque la prima colonia. Di generazione in generazione ha continuato ad occupare il giardino, divenendo lo stormo attuale. Nel corso del tempo, però, le condizioni ideali di riproduzione condussero al sensibile incremento dei fenicotteri, in parte ospitati al Parco Zoo di Verde, un parco zoologico nei pressi di Lignano Sabbiadoro. 

Si racconta che questi fiabeschi animali fossero la passione privata del Cavalier Invernizzi: amava osservarli lungamente dallo studio privato con grande vetrata piano terra. Un affetto così forte da spingerlo a inserire una nota nel testamento suo e della moglie (i quali non avevano figli) obbligante la Fondazione Invernizzi, amministratrice dei beni e delle società di famiglia, a tutelarli. 

Non sono del resto mai volati via. Da una parte perché la lunghezza delle loro penne alari viene costantemente regolata in modo da impedirne il decollo; dall’altra sembra siano ghiotti del pastone a base di gamberetti, granaglie e microorganismi, filtrati tramite il becco e gustati con sommo piacere.

 

Romeo Invernizzi: dai formaggi ai fenicotteri

 

Prima della villa e dei fenicotteri, Romeo Invernizzi salì alle cronache per aver reso grande l’azienda casearia familiare, fondata dal padre Giuseppe. La storia è un brillante esempio di iniziativa imprenditoriale e tenacia. Romeo ci lavora fin da bambino, addetto a mungere le mucche e solamente dopo la scomparsa della figura paterna ne assume la gestione dirigenziale affiancato dal cugino Remo, di dieci anni più giovane. 

L’idea geniale, base dei futuri successi, è quella di costituire un’agenzia pubblicitaria interna invece di appoggiarsi su terzi. La mossa consente di lanciare personaggi e slogan vincenti negli anni Sessanta e Settanta. Dalla mucca Carolina a Susanna tutta panna, da Camillo il Coccodrillo ai gattini Geo e Gea, fino al toro Annibale. 

Sul mercato commercializza una serie di prodotti innovativi come la mozzarella Mozary, l’Invernizzina e soprattutto il “formaggino” Mio. Nel 1963 la sua impresa è la seconda più importante a livello nazionale per la produzione di formaggi freschi dando impiego a quasi mille dipendenti, uno sforzo valsogli tre anni più tardi la nomina a cavaliere del Lavoro. 

Dirige l’impero fino al 1985, quando Invernizzi viene ceduta alla multinazionale Kraft. Con parte dei 130 miliardi incassati dà vita insieme alla compagna una associazione per la ricerca scientifica e istituisce un premio, considerato una sorta di Nobel italiano. Muore nella sua Villa Invernizzi il 17 luglio 2004, all’età di 98 anni.