Gratosoglio Milano: tra case popolari e la mancanza di prospettive

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Gratosoglio Milano, le Torri bianche
Gratosoglio Milano, le Torri bianche

Se negli Anni 60 c’era la Via Gluck di Adriano Celentano, oggi, con la vittoria di Mahmood a Sanremo 2019, le luci della ribalta si sono un po’ accese su Gratosoglio. Non capitava da decenni, oramai, che di questo luogo si parlasse, anche se in passato rappresentava il fiore all’occhiello della periferia Sud milanese

Con la chiusura dei piccoli negozi, delle botteghe sotto casa, ormai il quartiere ha perso l’antico splendore, diventando grossomodo un conglomerato di case popolari e poco altro. È però all’ombra delle “torri bianche” dell’Aler (l’azienda lombarda che gestisce le case popolari), simbolo dell’abbandono della zona, che il 26enne Alessandro Mahmood, figlio di papà egiziano e madre sarda, è cresciuto. 

 

Gratosoglio: il fenomeno Mahmood

“Dopo un po’ che lo sentivo cantare gli urlavo dall’altra parte del muro di smetterla”, racconta a Lettera43.it una vicina di casa, “per me era solo uno dei tanti che qui si danno a questi nuovi generi musicali per me indefinibili”. Da un anno a questo parte è l’orgoglio del Gratosoglio, un “italiano al 100%” che nella musica ha trovato il suo riscatto. 

 

Un “quartiere-dormitorio” di 16 mila anime abbandonato la mattina dai pendolari, che rientrano nelle loro case solo al calar della sera, quando la giornata di lavoro è terminata. Gli esercizi commerciali arrivano a fine mese con fatica, mentre i giovani preparano la fuga. Alla base di una delle torri, in passato parte del gruppo Ligresti, un graffito racchiude appieno il pensiero locale: “Spero sia un abbaglio tutta questa oscurità”. 

 

All’ingresso nel quartiere Gratosoglio si scorge immediatamente il vero problema: non è l’assenza di sicurezza o la scarsa integrazione, ma la mancanza di prospettive. L’occupazione abusiva degli alloggi popolari, qui come in altre periferie del capoluogo lombardo, genera paure e insicurezze. La sera, complice pure la scarsa illuminazione, la gente evita di attraversare certe vie, purtroppo terra di conquista per spacciatori e micro-criminali. Qui la “casa gialla”, una mensa/dormitorio gestita da francescani, assiste chi è meno fortunato. 

 

Piaghe sociali

 

Le piaghe sociali sono fondamentalmente due: l’invecchiamento della popolazione e un melting pot mai in realtà avvenuto. Sul lungo periodo la criticità maggiore è l’impossibilità di accedere a un grado di istruzione medio-alta, una mina che rischia di esplodere se non viene disinnescata. In prossimità della parrocchia c’è lo spiazzo che il Comune aveva pensato qualche anno fa di battezzare “piazza Allegria”, in onore di Mike Bongiorno e della sua fondazione, e che è invece rimasto senza nome. Sotto i portici delle torri ci sono almeno tre associazioni di aiuto ai bambini o alle famiglie. 

 

I dati preoccupanti dell’Istat 

Secondo i dati presentati nel 2017 dall’Istat alla Commissione parlamentare di inchiesta sullo stato di degrado e sulle condizioni di sicurezza delle periferie, l’indice di vecchiaia di Gratosoglio è di 252 punti rispetto alla media milanese di 196. Il tasso di disoccupazione fa altrettanto rabbrividire, pari al 10,6 per cento: peggio ci sono unicamente Quarto Oggiaro e la Barona. Se vengono presi in considerazione unicamente i giovani la disoccupazione sale poi al 32,6 per cento.  

 

Eppure, non c’è bisogno di fare tutta l’erba un fascio. Perché qualcuno deciso a combattere le disuguaglianze e trasmettere fiducia nel sistema a chi non ne ha sono associazioni come la Comunità Oklahoma. Fondata nel 1982, offre riparo a minorenni in condizioni disagiate. Stando alle testimonianze nel quartiere si contano circa 30 realtà tra cooperative di volontariato, onlus, associazioni e comunità. Con riferimento all’Oklahoma vivono 18 ragazzi in età compresa tra i 13 e i 18 anni, in affidamento dai servizi sociali, che vengono indirizzati e guidati fino al compimento della maggiore età così da renderli autonomi nella maniera migliore e il più velocemente possibile. Tra di loro figurano italiani e migranti non accompagnati, tutti ospitati presso questa oasi nel vertice più sud del Gratosoglio. 

 

Gratosoglio: fiducia alle nuove generazioni

 

In un video-racconto girato dalla redazione de La Repubblica, Mahmood ha rievocato la sua esperienza a Gratosoglio. Le parole del rapper infondono coraggio e ottimismo: “Sono nato e cresciuto qui e ho vissuto da sempre questo posto come una casa. Nella mia classe sono cresciuto con giovani di diverse nazionalità, sono abituato a convivere, non ho mai subito il razzismo. Sono convinto che nelle zone più esterne di Milano ci siano molti giovani che si impegnano nelle loro passioni. Alcuni mi scrivono e non posso che avere fiducia in queste nuove generazioni”.