Conca del Naviglio Milano: le vie gettonate della movida del sabato sera

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Conca del Naviglio a Milano
Conca del Naviglio a Milano

Arrivando dalle vie gettonate della movida del sabato sera, il frastornante silenzio dei giardinetti, del rumore dell’acqua e della gentilezza di chi abita o comunque è nei paraggi rendono la Conca del Naviglio un angelo nascosto degno di essere raccontato. Qui d’altronde si cela un pezzo del genio di Leonardo da Vinci. Tra il 1506 e il 1513 l’immenso artista toscano studiò la conca del naviglio di S. Marco. 

Il suo progetto prevedeva di allacciare il Naviglio Martesana alla cerchia interna dei Navigli mediante due chiuse, all’Incoronata e a S. Marco; così si sarebbe potuta attraversare la città, e poi congiungere l’Adda al Ticino. Da notare l’originale portello inferiore: manovrabile dall’alzaia, permetteva di aumentare o diminuire la portata dell’acqua.

Conca del Naviglio: il servizio di trasporto dei blocchi di marmo

Dopo il piano regolatore antecedente all’età viscontea, la Conca del Naviglio venne lasciata all’acqua della cosiddetta “Conca di Viarenna”, resasi necessaria per porre in collegamento la Darsena, quindi Naviglio Grande e Naviglio Pavese, con la fossa interna, permettendo di superare il dislivello. L’opera venne completata nel 1439 e serviva per agevolare il trasporto dei blocchi di marmo di Candoglia. In arrivo dal Naviglio Grande, il marmo fu utilizzato nel processo di costruzione del Duomo, cominciata nel 1386-1387 in seguito alla gentile donazione di Gian Galeazzo Visconti. 

Fino ad allora, il materiale veniva dal laghetto di Sant’Eustorgio, in prossimità dell’omonima basilica, da cui il trasporto su strada. Residui della Conca di Viarenna sono tuttora osservabili nel tratto urbano di Via Conca del Naviglio.

In dono alla Fabbrica del Duomo

Le lapidi del Quattrocento sono una testimonianza dell’importante svolta; in passato accanto alla Conca, ora si trovano nell’edicola a lei intitolata. Una chiusa costruita in pendio, sotto l’epitaffio della Vergine Salvatrice, a causa del dislivello faceva sì che le navi avessero modo di navigare comodamente da una parte all’altra della città. Soggetta al tributo e al fisco, nel 1497, anno in cui morì sua moglie Beatrice d’Este, Ludovico Duca di Milano diede la conca in dono alla Fabbrica del Duomo.

Ogni imbarcazione transitante attraverso la conca era tenuta a pagare un dazio sulle merci, esclusi i Combelli che trasportavano i marmi. L’edicola, in origine sita su uno dei lati della conca, è stata spostata a una estremità, riportante su una lapide di marmo di Candoglia il decreto ducale del 1497 che esentava dal dazio e dal pedaggio i barconi destinati al trasporto dei materiali per la costruzione del Duomo, con la formula latina “Ad usum fabricae”, ovvero “ad uso della fabbrica”, cioè destinato alla Veranda Fabbrica del Duomo di Milano). Da  “AUF” è derivato il modo di dire milanese “andare a ufa”, cioè “gratis”, “a sbafo”. 

Lo stesso emblema dell’Ultima Cena

Uno stemma troncato, cioè suddiviso verticalmente, mostra nella parte superiore le armi del duca Ludovico il Moro e della moglie Beatrice d’Este. È lo stesso simbolo raffigurato sopra il dipinto dell’Ultima Cena di Leonardo da Vinci. Più in alto, l’emblema della Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano con l’antica facciata della cattedrale e l’immagine della Madonna.

Originariamente la conca era posta in prossimità della Darsena. A metà del Cinquecento Ferrante Gonzaga affidò il compito di spostarla alla Fabbrica del Duomo, mentre, intorno alla città, costruì una muraglia difensiva. Nel giro di pochi anni la nuova Conca di Viarenna subì un rifacimento dove è ancora visibile. Dalla Darsena la Conca andava a confluire nel bacino del Naviglio interno. Allora due vie costeggiavano la Conca di Viarenna, via Olocati e via Vallone, che erano rispettivamente la sponda destra e sinistra del corso d’acqua. La ricopertura della Conca comincerà verso la fine degli anni Venti per concludersi negli anni Sessanta. 

Nel corso di alcuni scavi archeologici svolti nel 2004 è stata rinvenuta, all’interno del perimetro della Darsena di Porta Ticinese, una pavimentazione in legno attribuita alla piattaforma della Conca di Viarenna del 1438. In mancanza di notizie più precise in merito e di adeguate tecniche di recupero, a scopo conservativo sono stati reinterrati i reperti, nelle condizioni di ritrovamento. 

Conca del Naviglio: l’Anfiteatro Romano

Tra Via Arena, Via De Amicis e Via Conca del Naviglio sono state inoltre rilevate le fondamenta di quello che fu l’anfiteatro Romano, collocabile attorno al II, III secolo. In epoca medievale, fu smantellato per recuperarne le pietre. Qualche anno fa si è stabilito di creare un parco.