Palazzo Arcivescovile di Milano: una storia di trasformazioni e rifacimenti

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Palazzo Arcivescovile di Milano
Palazzo Arcivescovile di Milano

Il Palazzo Arcivescovile che vediamo oggi a Milano detiene una lunga storia, costituita da trasformazioni e rifacimenti. Per questo anche gli esperti in materia faticano nel ricostruire in misura fedele le prime fasi del suo sviluppo architettonico. In particolare, sono difficili da inquadrare le (a dir la verità poche) zone dell’edificio ancora in stile gotico. 

L’influenza Romana

Probabilmente influenzata da costruzioni romane preesistenti, la fabbrica più antica segue l’andamento delle antiche mura cittadine; secondo la tesi prevalente l’ingresso principale era situato in prossimità della basilica di S. Maria Maggiore. L’odierna piazza Fontana costituiva il Viridarium (da cui “Verziere”), ovvero il giardino del passato; nelle adiacenze, tra le basiliche di S. Nazaro e S. Stefano si estendeva il Brolio, una vasta area cintata riservata alle battute di caccia dell’arcivescovo. 

Dopo la campagna di distruzione effettuata dal Barbarossa, la Domus Sancti Ambrosii (così chiamata dagli scrittori dell’epoca) fu riedificata tra il 1168 e il 1171 per volere dell’allora vescovo in carica Galdino. In età viscontea, i successori Ottone (dal 1262) e Giovanni II (dal 1342 al 1354) promossero un’ulteriore evoluzione. Intorno al cortile verso l’attuale piazza Fontana è distribuito il blocco quadrilatero di edifici risalente all’amministrazione di Ottone, mentre il nuovo Arcivescovado era composto da quattro corpi di fabbrica dislocati intorno all’esteso cortile quadrato (oggi detto dei Canonici) disposto in direzione Duomo

La ristrutturazione del Palazzo Arcivescovile

Proprio qui ebbero luogo ampi rimaneggiamenti verso la fine del Quattrocento, su iniziativa di Galeazzo Maria Sforza e Ludovico il Moro, ma le principali aggiunte risalgono al tempo di san Carlo Borromeo. La sua decisione fu quella di prendere residenza stabile prezzo il palazzo che conseguentemente subì un processo di ristrutturazione da capo a piedi, in un periodo di controriforma. 

Della parte viscontea, quella attualmente più leggibile è la zona sud del complesso, prospiciente il Duomo. Una liscia stesura muraria, contraddistinta da poche aperture, era la zona del basamento, corrispondente al pianterreno. Dei forse quattro portali originari oggi rimane un’unica traccia, lungo l’attuale via Palazzo Reale: un’archiacuta ghiera a intarsio lapideo bianco e nero. Nella sua sommità è presente una sequenza di bifore in cotto formate entro un arco a pieno sesto da archetti trilobi, ornati da una larga ghiera e pure un cotto. 

Probabilmente accentuava l’austera compattezza del Palazzo Arcivescovile la torre sita in prossimità dell’attuale Contrada delle Ore. Qui si possono ancora scorgere, sulla parete esterna della struttura, alcuni frammenti di pitture decorative a motivi geometrici policromi. Il cortile interno contemplava un portico, configurato verosimilmente su archi ogivali. 

Al piano nobile era presumibilmente esistente un unico ampio salone, coperto da travatura a vista, al quale sarebbero riferite le parole del poeta Francesco Petrarca: “Consedimus regie domus in medio; aula ingens est, auro vestitis muris ac trabibus, insigni fulgore mirabilis” [Ci sedemmo nel centro della reggia, dov’è una gran sala, con i muri e le travi coperti d’oro, meravigliosa nel suo grande splendore] Familiarum rerum, XVII, 4.

L’arch.Piermarini 

Nel Settecento ci mise lo zampino pure il Piermarini che nel frattempo progettò pure la fontana, cambiando il nome alla piazza, degna così di accompagnare l’ingresso a casa dell’eccellenza ecclesiastica.  

Delle decorazioni a fresco che dovevano contribuire ad elargire splendore, tanto celebrate dalle fonti locali, restano pochi ma preziosi frammenti. Nella parte finale dell’Ottocento, durante un intervento di ristrutturazione, furono rinvenuti parzialmente gli affreschi trecenteschi che ornavano il salone al piano nobile, da cui nel 1950 furono ricavati alcuni frammenti, oggi esposti insieme a sinopie di affreschi recuperate in altre zone del medesimo complesso. I più rilevanti raffigurano due Scene di giudizio, delle quali una presumibilmente il Giudizio di Salomone, ornanti una stanza destinata all’amministrazione della giustizia.  Per quanto riguarda, invece, i dipinti, da un punto di vista stilistico-cronologico andrebbero collocati nell’ambito della cultura giottesca di metà Trecento. I lavori furoni aperti dall’Arch. Monti e proseguito dai successori Ferrari e Schuster, che arricchirono notevolmente la collezione. 

Il Palazzo oggi

Oggi il Palazzo Arcivescovile è sede, oltre che dell’Arcivescovo e degli uffici più alti della Diocesi ambrosiana, anche del Vicariato e della Curia, nonché della Cancelleria, dell’Avvocatura, del Tribunale ecclesiastico e dell’Ufficio amministrativo. La quadreria arcivescovile ospita tele di Cerano, Morazzone, Giulio, Cesare Procaccini, Guido Reni, Spagnoletto, Tintoretto. 

È accessibile su appuntamento e unicamente per ragioni di studio. Raggiungerlo è facile in metro, trovandosi in prossimità del Duomo: basta scendere all’intersezione tra le linee M1 (rossa) e M3 (gialla). In alternativa è possibile trovare diversi percorsi in tram sul sito di ATM (www.atm.it). Per maggiori informazioni vi rimandiamo a Lombardia Beni Culturali, il portale del patrimonio culturale lombardo.