Bosco verticale Milano, la biodiversità nell’architettura

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Bosco Verticale
Bosco Verticale

Il Bosco Verticale è un nuovo modo di intendere la biodiversità nell’architettura urbana, che valorizza il rapporto tra l’uomo e gli altri esseri viventi. Costruito a Milano nel 2009 presso il popolare quartiere Isola (area Porta Nuova a due passi dalla Torre Unicredit), è costituito da due torri alte 80 e 112 metri, ospitanti complessivamente 800 alberi (480 di prima e seconda grandezza, 300 dalle dimensioni più ridotte, 15mila piante perenni e/o tappezzanti, 5mila arbusti). 

 

La vegetazione del bosco verticale di Milano

Una vegetazione pari a quella di 30mila metri quadri di bosco e sottobosco, concentrata su 3mila metri quadri di superficie urbana. La missione è pertanto dare forma ad un sistema che limiti lo sprawl del capoluogo lombardo, spinto dalla ricerca del verde. Lo sprawl urbano (chiamato anche città diffusa o dispersione urbana) è un termine adottato per indicare fenomeni connotati dalla crescita rapida e disordinata di una città. Questo fenomeno, caratteristico delle zone periferiche, si manifesta nella riduzione di spazi verdi, nel consumo del suolo, nella dipendenza dalle autovetture. 

 

 

Ciascuna torre equivale a circa 50mila metri quadri di case unifamiliari. Al contrario delle facciate “minerali” in pietra o vetro, lo schermo vegetale del Bosco non amplifica né riflette i raggi solari, bensì li filtra, generando un accogliente microclima interno senza effetti nocivi sull’ecosistema. Contemporaneamente, la cortina verde “regola” l’umidità, assorbe anidride carbonica e polveri sottili, produce ossigeno. Le caratteristiche sopra richiamate sono valse diversi prestigiosi riconoscimenti. Il concept illustrato definisce sia le caratteristiche urbanistiche e tecnologiche sia le qualità espressive e il linguaggio architettonico. 

 

L’architetto Stefano Boeri l’ideatore del Bosco Verticale

Il Bosco verticale – spiega l’architetto responsabile Stefano Boeri” – è una casa per alberi che ospita gli umani (per la precisione sono 21 mila le piante ospitate, quasi 800 alberi e numerosissimi arbusti e rampicanti). Una casa che accoglie nel cuore di Milano centinaia di specie diverse di esseri viventi. Abbiamo già registrato una popolazione di volatili che non si erano più visti in città negli ultimi anni. È un esperimento, un laboratorio”.

I balconi

Sul piano formale, gli edifici sono principalmente contraddistinti da ampi balconi disallineati, atti ad accogliere le grandi vasche perimetrali per la vegetazione, a consentire la crescita degli alberi di taglia maggiore lungo i piani dell’edificio. Il colpo d’occhio è fantastico. Al contempo, le facciate, dalla finitura in gres porcellanato, riprendono il tipico colore bruno della corteccia, evocando l’immagine di una coppia di giganteschi alberi da abitare, ricca di implicazioni simboliche e letterarie. 

 

Con una serie di elementi in gres bianchi – alcuni moduli sulla parte davanti dei davanzali e i marcapiani dei balconi – la squadra dei progettisti ha volutamente ricercato l’effetto contrasto, che porta la vegetazione ad estendersi. Le facciate possono essere viste come una sorta di spazio tridimensionale, in ragione della ciclica variazione nel colore e nelle forme delle piante, facilmente riconoscibile. Ed è per queste sue peculiarità che nel giro di pochi anni ha ottenuto notevole fama.  

Tre anni di studio

Prodotto di tre anni di studi, condotti assieme a un gruppo di etologi e botanici, la componente vegetale ha preceduto la medesima villa edilizia del complesso. A partire dall’estate 2010, le piante impiantate sulle torri sono state pre-coltivate in un apposito contesto botanico – al vivaio Peverelli, nelle vicinanze di Como – così da abituarle a prosperare in condizioni simili a quelle finali. Anziché un oggetto architettonico unico, una serie di processi – in parte naturali, in parte artificiali – modulano nel tempo la vita e lo sviluppo dell’organismo abitato.

Flying Gardeners

Il principio di mutazione agisce pure in rapporto alle varie metodologie applicate sui lati delle torri e ai diversi piani in cui la distribuzione e la scelta delle essenze rispecchia criteri sia funzionali sia estetici all’adattamento alle altezze e agli orientamenti delle facciate.

Del sistema destano particolare interesse i cosiddetti “Flying Gardeners”. Un team specializzato di scalatori-arboricoltori che, mediante tecniche da alpinisti, si cala dal tetto delle torri una volta all’anno per verificare lo stato delle piante, eseguire la loro potatura nonché la loro eventuale sostituzione o rimozione. 

La manutenzione del Bosco Verticale

Ogni compito di manutenzione e cura è gestito a livello condominiale, così da preservare il controllo dell’equilibrio antropico-vegetale. La stessa irrigazione è centralizzata: un impianto a sonde, gestito digitalmente in remoto, monitora i fabbisogni delle piante, mentre gli scarichi grigi delle torri attingono l’acqua necessaria in grandi quantità. A pochi anni dalla costruzione, il Bosco Verticale ha inoltre accolto un habitat adatto a diverse specie di animali.  Stabilendo un spontaneo avamposto di ricolonizzazione faunistica e vegetale della città.