Quartiere NoLo Milano: tra viale Brianza, Loreto e via Padova

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Magazzini Raccordati nel quartiere NoLo Milano
Magazzini Raccordati nel quartiere NoLo Milano

Per un lungo periodo l’angolo tra viale Brianza e Loreto, via Padova e il rilievo ferroviario della Stazione Centrale non aveva nome. La gente si riferiva chiamandolo con elaborati appellativi, finché, dalla crasi tra Nord e Loreto, è nato NoLo. “Artisti, professionisti e giovani abitanti: è stato quel primo fermento a ispirarci”, ha raccontato Francesco Cavalli a Il Sole 24 Ore, fondatore e direttore creativo di LeftLoft, studio di marketing e design con sede a Milano e New York. 

“L’idea di NoLo è sbocciata negli Stati Uniti, circa cinque anni fa. Ero al Brooklyn Social bar con Luisa Milani e Walter Molteni, grafici dello studio La Tigre, scherzando tra un bicchiere e l’altro sulla possibilità di creare un brand di quartiere, un contenitore “adatto” alla trasformazione. A conti fatti s’è rivelata un’operazione di branding a costo zero, realizzata con il passaparola, abbiamo cominciato a usare questo nome, che ha preso a circolare”.

 

Nolo: cresciuta per soddisfare le ondate migratorie

La zona è storicamente cresciuta per soddisfare le ondate migratorie di chi era in cerca di lavoro. Mentre il capoluogo lombardo estendeva i propri confini, aumentavano le costruzioni sulla direttrice nord. Appena fuori dalla circonvallazione esterna, nel periodo postbellico ha ospitato operai provenienti dall’Italia intera; e successivamente, nel XXI secolo, numerose comunità multietniche. L’emblema del quartiere è un murales largo 3 metri raffigurante un capodoglio (ma più semplicemente chiamata balena). Dipinto in via Pontano nel 2015, sotto la massicciata dei binari della ferrovia, ritrae la scritta “NoLo” sotto la pancia della balena e una città sul dorso. Nel 2016 il graffito è stato ricoperto, ma è comunque rimasto un’icona di riferimento. 

Il movimento della street art è molto florido a NoLo, dove compaiono murales di Aluà (iconici gli omini rosa), Pao, Tvboi, Willow. Nel settembre 2019, Giorgio Bartocci ha realizzato un’opera astratta sulla facciata di un palazzo sequestrato e in stato di abbandono al civico 4 di via Angelo Mosso. Come icona era stato adottato dagli abitanti di Via Padova il grande murale dell’artista Sef.01 ritraente l’eroina peruviana Santa Sarita Colonia, coperto durante il lockdown da una mazza chiodata simboleggiante il Covid-19. Inoltre, in via Zuretti/Vicolo del Fontanile, si tiene annualmente dal 2015 il Looperfest & Zu Art Day. 

 

Aumentata la riconoscibilità

Oggi c’è pure un “sindaco” (così lo chiamano): Daniele Dodaro. Lui è uno dei fondatori (e amministratori) del NoLo Social District, nato nel 2016 dalla fusione di tre social street. “All’inizio di Nolo, intesa come nuovo nome coniato per la zona, ho creato anche una community la NoLo Social District che oggi conta 10 mila iscritti – ha dichiarato al Corriere -; diciamo che tutto quello che faccio ha un forte legame col sociale anzi, come dico sempre, con e per un rapporto diretto fra le persone”.

Per aprire la pagina Facebook, Dodaro ha dunque sfruttato un nome già sulla bocca degli amici.  “Ma i grandi racconti di colore su NoLo non combaciavano con la realtà, che restituiva cronache di degrado e delinquenza (che ancora non mancano, ndr). Da quando c’è la social street – ha affermato – è aumentata la riconoscibilità esterna e le cose sono migliorate. Le vie e le piazze vengono vissute dagli abitanti anche la sera, e non c’è più l’esigenza di andare in centro per divertirsi”.

 

Magazzini Raccordati

Sotto il rilevato ferroviario della Stazione, dovrebbe partire a breve la riqualificazione dei Magazzini Raccordati. In origine costituito da 126 spazi commerciali, il progetto porterà un parcheggio di 600 posti auto a raso sotto i rilevati ferroviari; tra il primo tunnel che collega i viali Brianza e Lunigiana e il Memoriale della Shoah. Il parcheggio avrà una superficie di circa 26.400 metri quadrati. Ad essi si aggiunge pure Ventura Projects, gruppo di designer protagonista durante il Fuorisalone a Lambrate. Ed ancora, sulla falsariga di quello di Roma Termini, “Il mercato Centrale”, chiuso da un grande dehors e da vetrate affacciate in strada. 

Che i Grandi Magazzini siano uno snodo cruciale lo aveva del resto già anticipato in tempi non sospetti la noler Ileana Indolfi, una delle promotrici. “È un processo partito dal basso – ha spiegato – Ma manca ancora un piano urbanistico serio per l’area, e la spinta potrebbe arrivare dal restyling degli ex Magazzini Raccordati, in mano a Grandi Stazioni. Un segnale, intanto, l’ha lanciato Alcova, l’ex fabbrica di panettoni che è stata location del Fuorisalone”. Idee la cui realizzabilità è messa a serio repentaglio dall’incertezza sugli investimenti dei privati. I modesti risultati economici di diverse attività commerciali nei locali esterni terrebbero alla larga i possibili investitori. E la recente emergenza non viene certamente in aiuto.