Quartiere Affori Milano: “L’è lù l’è lù, sì sì l’è propi lù: / l’è”

0
596
Quartiere Affori Milano
Quartiere Affori Milano

“L’è lù l’è lù, sì sì l’è propi lù: / l’è il tamburo principal della banda d’Affori, / Che comanda cinquecentocinquanta pifferi”. Quale fama, nel bene e nel male, avrebbe oggi il Quartiere Affori se non fosse stato sede del Corpo Musicale Gaetano Donizetti? Il ritornello riportato, contenuto nella canzone dialettale “Il tamburo della banda d’Affori”, risale al 1942. 

Scritto da Mario Panzeri e Nino Rastelli, con musica di Nino Ravasini, il celebre brano fu a proprio modo parte integrante della Storia d’Italia. Molti hanno visto in quelle parole un’allusione al fascismo (cinquecentocinquanta era approssimativamente il numero di componenti della Camera dei Fasci e delle Corporazioni); c’è poco da sorprendersi dunque se il motivetto trovò ampia diffusione in ambienti anti-regime. Una spiegazione definitiva, netta e incontrovertibile non è comunque mai davvero arrivata. E forse è meglio così perché parte del fascino di Affori è dato dal mistero che lo accompagna. 

Quartiere Affori: quante versioni sull’origine del nome

Sul nome stesso si sentono varie versioni. Una corrente etimologica crede che deriverebbe dalla abbondante acqua presente (Ad fontem, alla fonte), data dalle risorgive. Secondo altri fa riferimento all’espressione latina medievale “Santa Iiustina a foris” (Santa Giustina di fuori”) per indicare la chiesa, intendendo “fuori Milano” così da distinguerla dall’antica chiesa Sant’Agata a Milano presso Porta Romana. Un’altra ipotizza che il nome derivi da “Ad forum”, e riguardi un antico mercato.  

Affori era già menzionato negli “Statuti delle acque e delle strade del contado di Milano fatti nel 1346”. Dell’antico ducato permangono tracce medievali e rinascimentali come la torre di guardia in Via Osculati. In modo insolito era diviso tra due plebane e, attorno alla fine del XIII secolo, contava otto chiese. All’epoca l’economia era prevalentemente agricola, con numerose cascine che coltivavano  allevamento di bachi da seta e il gelso. 

Dai Corbella ai d’Adda

Nel 1686 Pier Paolo Corbella divenne primo feudatario di Affori e in seguito marchese del medesimo feudo, acquistato dalla famiglia nobile dei Rossi di Parma. Egli comprò un esteso terreno su cui sorgeva la villa dell’arcivescovo Giovanni Visconti, lussuosa in passato. Il complesso, all’epoca denominato Villa Corbetta, è oggi conosciuto come Villa Litta. 

Estintasi la dinastia dei Corbella, il marchesato passò in eredità al conte Francesco d’Adda. Il borgo di Affori cominciò dunque a diventare un importante luogo di attività economiche, artigianali oltre che agricole. Eppure la dipendenza e secondarietà rispetto alle zone adiacenti perdurò finché a cavallo del Settecento e dell’Ottocento si fece costruire una nuova strada.

L’aggregazione a Milano 

Con l’istituzione della Repubblica Cisalpina, crebbe d’importanza e il 9 febbraio 1808 il comune venne aggregato, con altri 34, a Milano. Una breve parentesi: l’affermazione del regno austro-ungarico, che non gradiva vedere Milano reggere il potenziale paragone con Vienna, sancì il distacco nel 1816. Nel 1869 insieme a Bresso, Bruzzano e Dergano formò il comune di “Affori e uniti”, salvo poi riprendere l’autonomia. 

Entrati nel Novecento, l’esplosione industriale di Milano fece aumentare sensibilmente il numero degli abitanti di Affori, che superò quota 20mila al termine della Grande guerra. Ma la città necessitava di ulteriore spazio, in cui ospitare i lavoratori e gli stabilimenti. Sotto l’amministrazione di Emilio Caldara nel 1917, i comuni limitrofi furono annessi alla metropoli.  

Quartiere Affori: i luoghi di maggiore interesse

Affori conta su diversi luoghi di interesse, tra cui:

  • Villa Litta: la villa e il parco sono luoghi caratteristici del quartiere. Sviluppati su una superficie di oltre 80mila metri quadri, di cui quasi 3mila all’aperto. 
  • Chiesa dell’Annunciazione: fondata nel 1961 nel lato sud, è luogo di culto cattolico e sede dell’omonima parrocchia dell’arcidiocesi di Milano. 
  • Chiesa di Santa Giustina: ospita un dipinto particolarmente simile alla Vergine delle rocce di Leonardo da Vinci, che molto probabilmente fu dipinto da Ambrogio De Predis in quegli stessi anni, sulla base di una prima versione dell’opera capolavoro. Nella chiesa è visibile pure l’organo Amati, precedentemente situato nel Duomo di Pavia
chiesa di Santa Giustina affori
chiesa di Santa Giustina affori

 

  • Casa di ringhiera delle “quattro magnolie”: splendido esempio dello stile architettonico del Novecento, sito in via Pellegrino Rossi, cattura immediatamente l’attenzione proprio grazie a quattro maniglie secolari allestite nella corte interna.
  • La biblioteca Affori: riaperta nel 2006 al pubblico dopo un lungo processo di restauro, conserva un patrimonio librario di oltre 30mila volumi e ricche sezioni riservate alla letteratura per ragazzi.