Ponte Lambro Milano: da quartiere ghetto a nuove frontiere

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Ponte Lambro Milano
Ponte Lambro Milano

Non è mai troppo tardi per ricominciare. Per ripartire. Per ricostruire. Dopo essere stato lungamente teatro della discesa nel tunnel della droga di moltissimi ragazzi (molti dei quali non hanno purtroppo mai saputo uscirne), il Ponte Lambro Milano ha ritrovato la luce. 

Ad oltre vent’anni fa risale l’ultima maxi operazione di 200 poliziotti, che con gli elicotteri controllavano ogni casa e pertugio. Fine ultimo, scardinare una estesa rete di spaccio, perlopiù gestita da nuclei familiari, anziché clan malavitosi organizzati. Un quartiere allora lasciato un tempo in balia di sé stesso, ma oggi definitivamente recuperato. 

 

Ponte Lambro Milano: territorio ricco di acque superficiali

L’area su cui è sorto l’attuale Ponte Lambro era secoli fa una zona esclusivamente agricola, caratterizzata da una particolare ricchezza di acque superficiali. Il naturale sistema delle rogge e dei fontanili era stato sfruttato e canalizzato allo scopo fin dal Duecento, attraverso la marcite; da parte dei monaci dell’ordine degli Umiliati insediati presso la vicina abbazia di Monluè. 

Il passaggio di proprietà avvenne a cavallo tra il XVIII e il XIX secolo, quando gli stabili e i poderi vennero ceduti a privati. Verso la fine dell’Ottocento, l’area coincide con il vasto terreno di Cascina Zerbone e Cascina Canova (o Casanova). 

Originariamente sottoposti alla giurisdizione ecclesiastica e civile della Pieve di San Donato, i due poderi erano amministrati dal Comune di Morsenchio; prima dell’annessione col Risorgimento al Comune di Mezzate, che, dato il continuo aumento degli abitanti, nel 1916 divenne Linate al Lambro. Il 1° gennaio 1925 Ponte Lambro Milano, insieme a Morsenchio, fu ufficialmente aggregato a Milano. Una certa fisionomia cominciò ad acquisirla con l’insediamento di una trentina di “artigiani lavandai”, che trovarono qui acque limpide e prati erbosi. Lungo la via Camaldoli videro la luce le prime lavanderie, seguire da quelle, più numerose, di via S. Antonio, e man mano tutte le altre. 

 

L’aumento demografico

Il numero dei residenti aumentò gradualmente a causa del flusso migratorio degli ex lavoratori agricoli verso la città e l’hinterland; espulsi dalla meccanizzazione del settore primario e attratti da un lavoro sicuro nelle fabbriche. Lo scoppio della Grande Guerra favorì l’inaugurazione di nuovi stabilimenti destinati alla produzione bellica. Nel 1919 sorsero le prime organizzazioni proletarie con la Sezione del Partito Socialista e il Circolo Famigliare. 

Alla fine degli Anni 30 Ponte Lambro Milano era ormai ben delineato nel suo sviluppo, presidiato soprattutto da complessi residenziali a bassa densità, mista ad attività artigianali e commerciali. Nel dicembre 1939 aprì in via Monte Oliveto il cinema Adua, per decenni molto frequentato, prima di chiudere i battenti nella seconda metà degli Anni Ottanta. 

 

Fabbriche chiuse, migliaia di lavoratori licenziati

Superato il secondo conflitto bellico, la conseguente crisi economica provocò la chiusura di parecchie fabbriche e migliaia di licenziamenti. Nuovi edifici si sostituirono alle lavanderie artigiane che man mano cessavano attività con la messa in commercio delle prime lavatrici. Nel frattempo, riprese il flusso migratorio dal Veneto, dalla Toscana e dal Mezzogiorno. L’integrazione sociale era notevole, e Ponte Lambro Milano annoverava una forte e diffusa attività associazionistica. 

Il primo rilevante intervento pubblico ebbe luogo nel 1955, con la realizzazione di una trentina di alloggi e del nuovo centro scolastico, che accoglieva le materne e le elementari. Alcune aziende presero sistemazione lungo la via Umiliati, offrendo opportunità lavorative ai residenti. 

La prima, nel 1950, è stata la Taliedina Costruzioni Meccaniche, ditta specializzata nella costruzioni di marmitte per le moto Parilla. Successivamente giunse la Admiral, importante società americana dedita alla vendita di televisori, sostituita dalla Olivetti che mantenne la sua presenza fino alla metà degli anni Ottanta. L’ampliamento dell’aeroporto di Linate, con l’interruzione della strada Paullese, e la realizzazione della Tangenziale contribuirono ad accentuare il senso di isolamento del quartiere, rendendolo “corpo estraneo” alla città. 

 

Potere agli spacciatori

L’isolamento ricoprì un ruolo essenziale nel degrado urbano. La concessione delle case popolari dello IACP nel 1975 – circa 350 appartamenti – e l’insediamento di numerose famiglie, accompagnato dal fenomeno delle occupazioni abusive, alimentò la malavita. Non c’erano abbastanza negozi né aule scolastiche. 

La concentrazione di ceti a bassa e bassissima ricchezza favorì il propagarsi di una cultura mafiosa, legata allo spaccio della droga. Alle Forze dell’Ordine occorsero due decenni per averne ragione. Il primo tentativo di contrastare la delinquenza si tradusse in un Piano di recupero e restaurazione, avviato nel 1984.   

 

Ponte Lambro: profondi interventi all’alba del nuovo millennio

All’alba del nuovo millennio, Ponte Lambro subì profondi interventi. Il Contratto di Quartiere, in fase di attuazione dal 2012, ebbe il privilegio di contare pure sull’architetto Renzo Piano. Per volere dell’amministrazione comunale in via Parea, davanti al centro civico, è stato inaugurato il nuovo monumento ai caduti di tutte le guerre.